giovedì, maggio 22, 2008

Per un contributo alla teoria degli afetti o quattro chiacchere davanti ad un bicchiere vuoto

"...la deformazione spaziale, sai quando la velocità - non la vertigine, quella più smooth... soft - sai quando l'entereinment... no?"

- "Si dicono tante cose, e probabilmente, avendo a disposizione un tempo infinito, come le scimmie del famoso paradosso, una piccolissima parte di talune sentenze potrebbe anche aver senso, una percentuale infinitesimale essere addirittura rivelatoria, e tre o quattro aforismi cambiare la vita. Sfortunatamente, anche nell'arco di una vita intera, il tempo a nostra disposizione resta senz'altro insufficiente; tuttavia, ci sono dei momenti - credo siano quei casi cosmici, quelle inspiegabili coincidenze (cui, sia ben inteso non ho mai creduto) per brevità chiamate arte - dove, in barba alle leggi statistiche, della fisica e della probabilità, qualche anima sottile si prende gioco della miseria della condizione umana e regala vita a qualcosa di buono, o meglio, di bello". -

"...Purtroppo, ogni discorso sul bello, comporta l'enunciazione più o meno diretta di un'estetica, cosa che vorrei evitare più della dissenteria: troppi pochi zuccheri oggi, per le mie celluline grigie. Doveroso sarebbe poi lanciarsi in affermazioni tipo "la bellezza, certamente, salverà il mondo", seguite subito dopo da dubbi riguardanti la effettiva necessità ontologica del mondo di essere salvato, i crismi di legittimità dell'arte nell'operare il salvataggio, e via discorrendo..."

- "Mi chiedo invece cosa sia arte e cosa no, mi chiedo se la musica - quella che suono ogni giorno, quella che circonda quasi ogni mia esperienza quotidiana quando la immagino proiettarsi da oggetti, situazioni e persone - abbia o meno valore, dignità artistica, solo nel momento di una sua fissazione sulla carta, di una traduzione per quanto poco fedele su di uno spartito, che non venga intaccato in misura alcuna dalla (mia) performance, che poi è un discorso che vale per qualsiasi musicista: il fare musica è arte? E i miei sentimenti, le mie percezioni, contano qualcosa in tutto questo? La mia malsana passione per le biografie, non è in qualche modo nient'altro che un tentativo/speranza di dare spessore, peso all'esecuzione, alla preparazione estemporanea, nei confronti dell'assoluto, della ricetta? Non mi illudo forse che le mie azioni possano avere un valore? Ammesso e non concesso che lo abbiano, sarebbe possibile fare della propria vita un'opera d'arte?Può qualcosa di effimero, fallace e fugace per definizione come le azioni umane essere considerata al pari di un manufatto, di una produzione? Potrebbe rientrare nella percentuale di cui sopra? Come?" -

"Al solito, non credo sia importante, dopotutto".

- "Infatti". -


Canzonissima
La valigia dell'attore - Francesco de Gregori da La valigia dell'attore

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