domenica, dicembre 21, 2008

Primo incontro

Anna.
Direi che il suo nome sia Anna. Giovane, studentessa universitaria molto probabilmente, lettere e filosofia, o qualcosa così, magari viene dalla terra del sole a sud dell'Italia ma studia in qualche grigia città del nord.
Sta sempre al telefono, ogni tanto si lascia andare alla sonnolenza oppure si dedica agli appunti che si porta appresso. Veste un maglioncino a girocollo, diversi tipi di lana tra il rosa ed il violetto chiaro - intanto le città scorrono, il giorno lentamente cede il passo alla sera, e mentre intorno a noi volano i dadi e le carte da gioco una voce registrata annuncia il ritardo con cui sempre si arriva; le lenti scure, che prima coprivano le occhiate che lanciavo fugaci ai suoi seni e alle sue labbra carnose, con cura trovano spazio nel taschino della giacca, lasciando intravedere tutto il mio imbarazzato interesse - che lascia intendere forme generose e una dolcezza celata malamente sotto quell'espressione da dura e una quasi impercettibile aura di rame dietro il suo sguardo, come i capelli, naturalmente scuri e allo stesso tempo accesi da squarci di colore.
Ora i nostri occhi si incrociano, e sento di entrare più in profondità ad ogni contatto. Di colpo conosco ogni singolo atomo del suo essere.
Ride.
Do fondo a tutto il mio repertorio di battute carine e conigli dal cilindro, lei risponde compiacendosi anche oltre merito delle mie uscite, allo stesso tempo mi scruta e legge dentro di me. Ogni tanto mi sfida, giocando sulle imposizioni che ci legano ai nostri ruoli, e io mi lascio trasportare nelle pieghe dei suoi desideri, in quegli occhi, caldi e avvolgenti come una tazza di cacao bollente, che guardano dentro i miei, ci vedo un luogo migliore, finalmente libero, dove rivelare tutti i miei segreti più nascosti cantando stupide canzoni romantiche dal finale aperto.

lunedì, dicembre 15, 2008

In absentia

Questo è un post sull'assenza, Morgan e Transformer;
per tutte le volte in cui ci sentiamo vuoti, per quando una carezza non data o un saluto negato fanno la differenza, per ogni situazione in cui pesa più ciò che non dici o non suoni;
per P'dar, Rimbaud e Jean-Paul Sartre;
per gli anni perduti, gli amici dimenticati e tutte le slick little girls;
per De André, Zawinul e Buddy Miles;
per le storie senza lieto fine, le tesi senza relatore e le notti senza luna;
per Fabrizio De André
per tutti i deserti dove cercare verità più grandi di noi, per le irrisolte domande sulle relazioni umane e per come pensano le donne;
per Fellini, la Bhagavad Gītā, e l'impero della mente
per il peso della morte, la paura dell'ignoto e le fettine di mandarino o di arancia sulle braciole crude di maiale;
per il popolo della mezzanotte, l'idrocodone e le sette stelle dell'Orsa Maggiore;
per Pasolini, Federico Zeri e Paolo Uccello;
per la memoria dei popoli, la giustizia dell'uomo e quella di Dio;
per Christiane Vera Felscherinow, la ferriera e le morti bianche;
per quell'attimo fugace precedente lo smarrimento totale in cui ti sembra di afferrare il senso, per quando il talento incontra l'occasione e per l'amaro Cicerone;
per il surf, Bill Morrison e Decasia;
per la liberazione dall'inganno e dall'errore della superstizione, per i satelliti in cielo e le conversazioni al telefono senza fili;
per Andrew Geoffrey Kaufman, Gino Bramieri e il Coro degli Angeli;
per ogni volta che, odiando la falsità, hai mentito, per quando hai guardato la nave affondare e non hai alzato un dito, per ogni volta in definitiva che ti sei ritrovato su di un balcone sul tetto del mondo...
solo.