sabato, dicembre 12, 2009

A sunday kind of Love

Quando crei qualcosa di troppo bello il guaio è il poi, convivere con la creazione, perché tutto, una volta accostatogli, appare opaco, futile, non finito. Una memoria erborinata può aiutare, più va avanti il tempo, viaggio dopo miraggio, il peso della creazione si fa leggero… e dopo ogni nuova fermentazione il ricordo è più dolce.

Tabitha ha i capelli scuri stavolta, ha detto che si vede con un ragazzo, che va tutto bene, anche se lui non la lascia parlare. In questo frammento di memoria è passato più di un anno, Sirio si sente più forte, di nuovo in pista, attraversa il mattino sicuro, ferma le macchine con la mano, con l'effimera sensazione di essere padrone della propria vita.

... ha imparato ad ignorarmi, lo vedo da come si allontana quando mi intravede - cavolo se è ingrassato - faccio finta di non averlo visto girare l'angolo, sorrido…

Si abbracciano scontrandosi come due fiumi in piena che non fanno rumore, poi un lungo sguardo occhi negli occhi alla ricerca di cos'è cambiato e di cos'è rimasto. Intorno a loro solo la nebbia, bassa, e freddo e umidità.

… è meravigliosa come al solito, forse più decisa, penso, vedendola avvicinarsi lenta, fissandomi mentre mi sorride davvero sorpresa di vedermi…

Provano a parlarsi, ma è passato troppo tempo per trovare subito le parole giuste, troppa distanza per raccontarsi cosa provano. Sono due estranei con un passato condiviso e nascosto da qualche parte dietro la frenesia e le ombre. Come da copione è Tabitha a rompere il silenzio ma qualcosa, dietro alle sue parole, suona triste, stonato, poco adatto al suo sorriso, alla gioia dei suoi movimenti. Sirio se ne accorge subito, ma non dice nulla, infrangere la distanza tra di loro vorrebbe dire riaccendere un incendio domato, abbandonarsi a un vortice doloroso e senza speranza. Tornare a giocare la partita infinita delle loro anime trasparenti e fragili, tenute al guinzaglio e manovrate dalle rispettive paure… no, non questa volta, il futuro non è scritto, lo possiamo cambiare, Sirio ne è convinto.

lunedì, novembre 09, 2009

Sképsis

In questi giorni di freddo che inverno non sono la giostra gira, cambiano le stagioni, come in una canzone di Elton John e Bernie Taupin, quando dopo la parte strumentale entra la voce - pensi che tutto sia finito, invece torni a sosprenderti per l'inizio di un nuovo ciclo - Quale storia questa volta?

Ancora quelle dodici misure, ancora il musicista di strada dritto e fermo sotto la pioggia, il suo lacero impermeabile e una custodia di sax. Ancora due amanti abusivi, crudi, conflittuali... nascosti dietro cantoni e portoni di città.

Ancora giorni di raffiche e temporali, gettati fino all'ultima goccia di sudore, dentro lo zaino dei viaggi migliori. Quattro chiacchere con un amico, seduti in un buffet cinese, ad assaporare i reciproci rimpianti - che poi come dicono, forse altro non sono che una sottile forma di egoismo.

Ancora Beethoven che, a parte i quartetti, continua a lasciarmi perplesso - un distacco che risale a tanto tempo fa - ancora inveire contro gli altri e farmi esiliare, nascondere quanto sia profondamente scontento di me stesso in definitiva per non saper amare.

Il bagaglio si è fatto leggero, più va avanti il tempo, e meno intense sono le sfide lanciate verso il mondo, nell'eterna lotta dentro la quiete apparente della materia grigia, temo che alla lunga il dubbio metodologico, la sospensione del giudizio che sempre mi ha guidato, fallisca nella sua essenziale ricerca - anzi forse mai come oggi sta avendo la meglio.

Canzone dell'aphasia
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore - Sergio Endrigo

sabato, ottobre 03, 2009

Down for maintenance

Come riprendere? Due mesi di stop, ho svuotato la tazza, almeno lo spero, la stagione per imparare a guardare è passata anche quest'anno e devo ammetere mai in maniera così improduttiva, almeno per gli aspetti inerenti la guarigione, ma forse era solo la tazza che si stava svutando...

...il Boss, uno stadio intero "working on a dream", in lacrime sull'attacco di Bobby Jean, poi subito dopo, ballare senza risparmiarsi insieme a Maceo in mezzo a p.za Unità, le lezioni di Jojo e il tiro allucinante dei Nerve, i concerti con LTdT e perdersi durante un'esibizione di Julia Kent...

Altre volte ho come la sensazione di perdere la ragione - alte mura ricavate nel fango, quel profondissimo pozzo, scavato con fatica anno dopo anno - d'un tratto il fondo cambia forma e dimensione, smarrisce. La memoria vacilla, le idee ritornano al loro mondo di fianco alle muse e ai sorrisi che odorano di sogno.

...ricordare Miles, salutare Nanda e Nunzio, finalmente leggere tutto d'un fiato "Le Stanze di Mogador", veramente un gran libro, poi rincorrere i professori e procrastinare la laurea, riprendere a suonare davvero e produrre tanta, ma davvero tanta crema...

Riportando tutto a casa, metto a fuoco gli ultimi mesi, le indecisioni, le nuove scoperte e le vecchie paure, fantasmi da un futuro passato.

"Ti vedrò ridere ancora girandomi di scatto, mentre torni a casa, cercando i miei occhi - lasci al sogno il tuo profumo di cantucci zuppi d'amaro, un girasole senz'acqua è il tuo ricordo".
Abi


Canzone del ritorno
Take It To The Limit - versione di Etta James

martedì, luglio 14, 2009

Le nuvole e la reazione di Maillard

Apro le tapparelle.
Rondini e rondoni hanno riempito questo tramonto, una leggera brezza sale dal mare, lieve, le prime luci. Mi godo un attimo di cielo, così infinitmente piccolo, tra le mura dei palazzi, e faccio a gara con la memoria. Amo la conoscenza, ma dimentico in fretta. A volte è un bene mi dico, resistere si deve, mentre penso agli acidi grassi a catena media, ai test sul latte e ai ramificati amminoacidi. Anche la poesia scompare, evapora, anzi va in fumo, sale verso le stelle, lasciandoci senza riparo. Tutto è così fugace, che forse solo nella mente altrui troveremo presenza duratura, tramandata. E saremo esaminati, giudicati anche.
Sogno Essaouira e la PFM, immagino mondi dimenticati e le province più remote, Nina che vola, i matti sul tetto e gli integratori alimentari.
Sempre la stessa cantilena, malinconica e invidiosa dell'ironia vacanziera degli anni del secolo andato, incastonati insieme ai tarli dentro le assi di monolocali di città, ammuffiti nonostante la canfora e la naftalina, ma sempre solidi e un po' cocciuti, veri, avventati e schietti come il motore dell'Aurelia; e a chi importa se nelle foto i capelli ormai sbiadiscono, se gli uomini passano come le rondini dietro l'orizzonte. Guardando l'unica nuvola sospesa sulle nostre teste, tutto un tratto avrei voglia di ballare.

Conzone su cui danzare
Cosa sono le nuvole - Domenico Modugno, dalla colonna sonora di Capriccio all'italiana

venerdì, luglio 10, 2009

Babel @ Festival dell'[In]utilità

Dopo la prima di qualche giorno fa, Musica per il male di Babele va in replica il giorno 15 luglio per il Festival dell'[In]utilità organizzato dall'associazione Musica Libera.

Polo del Toti - via del Castello, 3 Trieste
ore 19.00 ca.



ri|mu|gi|nà|re

E anche la prima è andata...
Me la sono presa comoda, ho dormito e studiato. Ed ora mi sto gustando una bella pausa che non avevo programmato. A dire il vero non è che lo studio sia stato così produttivo, ma si tira avanti, notti di caldo feroce e intollerabile stanno temprando il mio spirito, ed alla fine "sarà il legno ad aver paura della mia mano"... ne sono certo.
Tra una molecola e l'altra cerco di razionalizzare la performance dell'altra sera, cosa ha funzionato, cosa andrebbe rifatto, cosa cambierei, cosa... mettere in dubbio le cose passate è davvero la mia specialità. Ho sentito diverse opinioni, alcune pienemente condivisibili, altre forse un po' esagerate in positivo e/o in negativo.
Di certo non può che migliorare, di certo sarò migliore, di certo suonare per GLF mi ha davvero caricato per i prossimi mesi...

Augurio per i prossimi mesi
I'm a Rocker - Bruce Springsteen, da The River

lunedì, giugno 15, 2009

Etta Aman Tribute

Al solito, la Stazione si avvicina... per il giorno 5 vi segnalo

a tarda sera
Juljova hiša: ri-abitare ri-suonare

Musica per il mare di Babele
un progetto per Topolò

di Etta Aman Tribute

scritto e ideato da Cian & Staff
musiche originali Etta Aman Tribute

citazioni da
Antonella Bucovaz,
Francesco Tomada, Peter Handke,
Jorge Luis Borges, Etta Aman



Etta Aman Tribute

Andrea Blasetig samples, synth, sound engineering
Stefano Fornasaro flauto, voce, synth

Luca Zuliani, Marta Vigna very special guests

Gli Etta Aman Tribute, sono a Topolò con un progetto, pensato espressamente per la Stazione, che assembla più contributi, linguaggi e forme espressive. Nel mare di Babele confluiscono temi, immagini, personaggi, oggetti, simboli e suoni del nostro tempo. Dalle sinusoidi alla parola scritta, dalla poesia al canto, per tentare di ricostruire un nuovo essere. E un nuovo equilibrio dell'esistenza. L'attuale perdita d'identità, l'esilio del linguaggio che tanto ci devasta e ci lascia soli nel silenzio assordante del nostro quotidiano, diventano un canto naufrago da far risuonare per le strade di Topolò. Perché Topolò? Perché Topolò è Babele.


Etta Aman Tribute
Anette Pennington nasce nel febbraio del 1923 nei pressi di Kenner, Louisiana. La madre proviene da una famiglia ebraica di Esfahan, mentre il padre è un afroamericano di New Orleans.
Durante i primi anni di vita di Anette, per sfuggire ad un'opprimente segregazione razziale, la famiglia Pennington decide di spostarsi nello Stato di New York.
Se durante l'infanzia è costretta a crescere come una mezzo-sangue, di fatto emarginata sia dalla piccola comunità ebraica sia dal più numeroso popolo degli afroamericani, nello Stato di New York finalmente riesce a raggiungere una precaria integrazione grazie anche al mondo pioneristico delle orchestre dello swing. Fin da giovanissima, infatti, spicca come cantante talentuosa, e ben presto adotta il nome d'arte di Etta Aman, preso direttamente da un passo del libro di Ester (3, 1-6), a simbolo della frustrazione per la sua condizione di reietta mista alla bruciante voglia di riscatto e affermazione.
All'età di 14 anni rimane orfana di padre mentre la madre dalla disperazione si chiude in un mutismo che non verrà mai interrotto fino alla sua morte.
Agli inizi degli anni '40 comincia a scrivere le prime canzoni, firmate, appunto, Etta Aman. Negli anni del cool si esibisce con The Honeymoon Hill Band per lo più in locali di basso profilo a New York city almeno fino al 1951, quando approda oltreoceano per una fortunata tournée in Scandinavia.
Nel Nord Europa Etta Aman & The Honeymoon Hill Band riescono a farsi conoscere con la canzone "I have a lady in the flowerpot" incisa per la "Svensson Tracks Records". In seguito al fallimento dell'etichetta il gruppo si vede costretto ad anticipare il ritorno negli Stati Uniti. Durante il viaggio di ritorno Etta conosce un giovane emigrante ebreo che le parla a lungo di Topolò.
Lei ne rimane affascinata.
Nel 1960 (a soli 37 anni) Etta muore con un rimpianto: non essere mai potuta andare a Topolò.


Oltre al profondo rispetto artistico per i suoi capolavori, gli Etta Aman Tribute nascono con il proposito di portarla a Topolò, almeno per una notte.

venerdì, maggio 22, 2009

Mattoncini sonori

domenica 31 maggio - dalle 16 alle 23
Foro Giulio Cesare


Mattoncini sonori


grande concerto di beneficenza che vedrà sul palco otto gruppi (per un totale di oltre sessanta musicisti) che si esibiranno gratuitamente per i bambini e ragazzi dell'Abruzzo: Cameramia, Carnifull Trio, Dodi e i Monodi, Les Tambours de Topolò, Radio Zastava, Rhythm & Blues Band, Tamtabanda e Triskeles.


Le somme raccolte verranno impiegate per l'acquisto di beni da destinare all'Istituto Comprensivo di Scuola dell'Infanzia, Elementare e Media del Comune di Navelli -parco giochi per la scuola materna ed attrezzatura informatica per la scuola media- ed all'Università degli Studi dell'Aquila -libri di testo, dispersi o che si trovano in strutture non agibili-.

mercoledì, maggio 20, 2009

Don't you wonder sometimes...

Oggi mi sono concesso un po' di elucubrazioni, un fiume di meditazioni tra il sonno e la veglia. Sdraiato immobile per un'ora, vago con la mente. Penso ai sassofoni, alle aperture melodiche e come ottenere IL suono; alla trilogia berlinese, alla leggenda del non-amore e alle vite trascorse; tratto i pensieri come scatolette di medicinali da riporre nei giusti cassetti, organizzo il magazzino cerebrale con meticolosità, esaltando le soluzioni impreviste, stivando ogni piccola intuizione per un "consumo futuro", impaccando le banalità con i rimpianti, le crisi con carnevale e le ragazze con la primavera.

Tutte queste cose e il trasporto elettrogenico hanno cospirato contro di me per spingermi a decidere come risolvere la mia paralisi introspettiva.

Babel finalmente ha una struttura quasi definitiva - non sopporto la parola definitiva, niente è definitivo - intendo, le singole parti si stanno allineando come un filo di perle per potersi fondersi infine senza soluzione di continuità. Ho ancora delle perplessità sulla quarta parte, ma siamo nella giusta direzione, chissà cosa ne pensa Etta.

La vera notizia è che la mia vita si è definitivamente (eh eh - sic) assestata, i giorni si susseguono nella loro routine e non so spiegare davvero quanto questo riesca a mettermi di buon umore. Dopo cinque anni di corse sfrenate, enormi quantità di energie spese per vivere ogni giorno in una dimensione sempre diversa alla ricerca di quello che non c'è, mi godo la quiete della stabilità... che sorpresa!

Canzone per ogni giorno
Sound and Vision - David Bowie, da Low

giovedì, maggio 14, 2009

Road to Babel

Lavorato male ieri notte. I nuovi ritmi mi stanno provando, ma va bene, solo non ho ancora preso le misure, sto diventando lento, accolgo i cambiamenti con maggiore difficoltà, almeno inizialmente. Sensazioni di indescrivibile impotenza nei confronti del proprio destino.

Ho deciso di iniziare a tenere un diario di lavorazione per le ultime tappe del progetto "Babel" fino alla prima a Topolò.

Spesso mi domando come il prgetto verrà accolto - se tutto quello che, nel crogiolo delle nostre fantasie lacerate di autori, ci appare incisivo, sarà invece percepito come un ostacolo alla comprensione del senso - e mi preparo a tutte le stroncature e ai contentini ascetici del crollo del successo col pubblico. Poi ci ripenso e realizzo che potrebbe davvero essere un gran bel lavoro, come niente. Lo accetto.

Canzone per l'inizio
Always On My Mind - Elvis

mercoledì, aprile 29, 2009

Appunti

A casa, lo scorso inverno, tutto quello che ho fatto è stato fissare il tramonto per tre mesi, per qualche motivo, qualche motivo.


se qualcuno passa dalla parti di Trieste vi segnalo...

sabato 9 maggio - dalle ore 20.00 (dopo l'inaugurazione)
teatro Miela, Trieste

TOPOLOVSKA MINIMALNA ORKESTRA (TMO)
esegue

In C
di Terry Riley

Ingresso libero
www.miela.it

"Bisogna essere molto coscienti dell'azione che il suono ha su di noi, il modo secondo cui ci influenza. Non dirsi: faccio questo esperimento perché è nuovo, ma vedere quale effetto esso ha su di noi, dentro di noi. Chi fa musica ha una responsabilità, perché fabbrica le vibrazioni. E' come fabbricare un prodotto chimico, un profumo. I musicisti hanno questa responsabilità: trovare come fare le migliori vibrazioni possibili".

lunedì, marzo 30, 2009

Cardellino

Erano quasi due anni credo, ma il ventilatore in bagno di colpo a ripreso a fuzionare, come scosso da un vento nuovo, ha rimesso in moto le sue pale ed è tornato a riempire l'appartamento con il suo ronzio di sottofondo...

Quante cose sono cambiate in così poco tempo, rileggendo i vecchi post quasi non mi riconoscevo, anzi meglio dire che quasi non mi riconosco, contando che tutto quanto viviamo altro non è se non un eterno presente. Sono già arrivato al momento in cui ci si guarda alle spalle e si confrontano i sogni passati con la realtà quotidiana? - inciso, ho chiamato tutte o quasi tutte le Bobby Jean di vita mia, come ci disse il Boss, ed è stato salutare - ho perso davvero i sogni che avevo? Cos'è rimasto?

Delle poesie scritte su un tacquino in stazioni che non conoscevo, di un ragazzo sbruffone e perennemente innamorato della vita, del viaggiatore senza sosta e senza meta, cosa è rimasto?
Del mondo dove abitavano le mie regine, del "soffio vitale che anima i musicisti e affligge i poeti", del sorriso ebete con cui affrontavo le mattine, cos'è rimasto?
Delle mie fantasie, di tutte le strade che ho preferito non imboccare, per l'illusione di avere ancora una strada da percorrere, delle filastrocche per memorizzare gli orbitali e i regni animali, cos'è rimasto?

C'è chi diventerà pazzo con i numeri, chi con le parole, credo di aver detto una volta, sto passando le giornate a combattere insieme ad una tecnologia di trent'anni fa, misurando l'infinitesamente piccolo, chiuso in un piccolo castello fatto di falcon, pipette e fegato di ratto, e non vorrei essere da nessuna altra parte; torno a casa la sera, cerco di studiare, a volte suono un po' fino a notte fonda e aspetto di svegliarmi il giorno successivo. Cavolo mi secca ammetterlo ma è come se avessi spostato di nuovo il centro del mio interesse, e ho paura che, come al solito, non duri, che domattina il paradigma cambi nuovamente; alcuni crederanno di aver perso la ragione e altri davvero la perderanno, a me sembra di non averla mai trovata...

Canzone per la ripresa
Satisfied - Prince da 3121

mercoledì, marzo 04, 2009

Oṃ Maṇi Padme Hūṃ

Alzarsi per orinare e restare lì, inquieto...

Eccoci io e te città delle ombre...
nei miei periodi più neri ti appartengo in ogni istante della giornata, passano le ore e sento sempre di più la tenebra intorno e all'interno del corpo che mi protegge e mi ingabbia allo stesso tempo. Incapace di agire, incerto su tutto e capace di niente cammino su e giù per l'appartamento che deperisce insieme a me nel tuo torpore emotivo. Mi vedi alla finestra, mentre cerco la luna, sperando in una notte meno buia?
Vieni dentro, accomodati pure dietro il vecchio televisore o su quel letto la cui rete cigola ogni volta mi giro, insonne.
Avanti, parliamo un po'... raccontami di quello che mi hai rubato, degli attimi, degli amici, dai valore alla mia pena, confortami della tua macabra, rassicurante presenza dentro la mia debolezza...

Eccoci città delle ombre, io e te,
ogni volta è più difficile abbandonarti, ogni volta, la permanenza più lunga e debilitante, e tu impassibile, crudele, indifferente... In questi giorni cerco di nuovo di salpare e di lasciarti alle spalle, come sempre sperando ingenuamente di non rivederti più. Ma già lo so, non tarderò...

La voce nello specchio tace, faccio ancora fatica ad accettarla, ma non penso di essere matto, solo timoroso di essere sommerso dalla marea dei miei stessi pensieri.

Con questo piccolo post aggiungo un altro tassello alla mappa di viaggio, si parte

domenica, febbraio 08, 2009

Pit Stop

Domani si decide la rotta, la direzione per i prossimi dodici mesi...
oscuri e nebbiosi sono i miei giorni.

Canzone del Giorno
I'll Remember Aprill - versione di Chet Baker da In Paris: Barclay Sessions - 1955-1956

giovedì, gennaio 15, 2009

Ladri di poesie

L'uomo che rubava le poesie ai vecchi cantautori
È rimasto senza fantasia punito dal destino
Coi suoi ricordi chiusi in una scatola
E la memoria persa in un caffè
Chiedeva in giro a tutti che cos'è
Che mi è rimasto se io non so più
Riconoscere i colori della vita
Lì dentro ci sono io

Ieri mi han rubato una canzone la storia di un amore
Se qualcuno la sentisse in giro me lo faccia sapere
Siamo pezzi sparsi di inquietudine
Ognuno cerca quello che non ha
Io so che certe sere canterai
la mia canzone se vuoi tienila tu
Ma ti prego però rendimi il mio cuore
Lì dentro ci sono io


Vittorio De Scalzi