lunedì, novembre 09, 2009

Sképsis

In questi giorni di freddo che inverno non sono la giostra gira, cambiano le stagioni, come in una canzone di Elton John e Bernie Taupin, quando dopo la parte strumentale entra la voce - pensi che tutto sia finito, invece torni a sosprenderti per l'inizio di un nuovo ciclo - Quale storia questa volta?

Ancora quelle dodici misure, ancora il musicista di strada dritto e fermo sotto la pioggia, il suo lacero impermeabile e una custodia di sax. Ancora due amanti abusivi, crudi, conflittuali... nascosti dietro cantoni e portoni di città.

Ancora giorni di raffiche e temporali, gettati fino all'ultima goccia di sudore, dentro lo zaino dei viaggi migliori. Quattro chiacchere con un amico, seduti in un buffet cinese, ad assaporare i reciproci rimpianti - che poi come dicono, forse altro non sono che una sottile forma di egoismo.

Ancora Beethoven che, a parte i quartetti, continua a lasciarmi perplesso - un distacco che risale a tanto tempo fa - ancora inveire contro gli altri e farmi esiliare, nascondere quanto sia profondamente scontento di me stesso in definitiva per non saper amare.

Il bagaglio si è fatto leggero, più va avanti il tempo, e meno intense sono le sfide lanciate verso il mondo, nell'eterna lotta dentro la quiete apparente della materia grigia, temo che alla lunga il dubbio metodologico, la sospensione del giudizio che sempre mi ha guidato, fallisca nella sua essenziale ricerca - anzi forse mai come oggi sta avendo la meglio.

Canzone dell'aphasia
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore - Sergio Endrigo

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