Entro in doccia che saranno state le 23.00.
Per lavarmi di dosso 6 anni di cattivi pensieri e malumori.
Orror vacui...
Ho finito, sono riemerso, laureato. La nave attraccata può finalmente lasciare il porto, la nebbia si dirada, penso. Ma intanto, restano le ombre. Quella sensazione che negli ultimi anni ha accompagnato la mia vita, prevedendo quell'intreccio di casualità e incontri che mi ha portato a riflettere sull'esistenza, che mi ha condotto in una direzione piuttosto che un’altra, oggi la vedo più chiaramente. L'ombra nasce nel luogo più profondo e nascosto dell'animo, quel nanometro di tenebra incastonato in mezzo allo stomaco che si fa sentire in momenti di grande emozione. Da là si distribuisce in tutti gli spazi, cercando di occupare tutte le cavità, tutti i compartimenti del nostro cuore, tutti i campi di girasole creati dai sogni e dai desideri. L'ombra ci protegge dai nuovi dolori, allevia le nostre percezioni e ci convince di esserci amica, inaridendo la fonte della fantasia e della meraviglia, spezzando il legame con la bellezza e la poesia, ci rende ingranaggi perfetti della macchina sociale. Ingabbiati nelle convenzioni del mondo che ci circonda, ci soddisfa con l'onore, il potere, il prestigio e il controllo sugli altri, mentre ci nega, per sempre, l'amore.
Oggi abbandono la città delle ombre, e cerco disperatamente di ritrovare chi ero prima di entrarvi. Mi aggrappo ai libri che ho letto, i dischi che ho amato, inconsciamente ricerco i passi sottolineati negli anni, mi appiglio a quanto ricordo di quelle scintille, di quelle poesie, le profezie che non capivo, gli imprinting che assimilavo, le parole che mi smossero allora, oserò turbare l'universo? Nelle pagine ingiallite di vecchie edizioni ritrovo i sentieri non intrapresi, nei vecchi diari scritti a matita, nei miei libri di navigazione, gli amori spesso immaginati e a volte vissuti, e per pochi istanti danzo di nuovo con Jenny in un vortice di polvere, passeggio con Sandy per Asbury Park, sussurro dolci parole all'orecchio di Angie, mentre, tra l'erba morta, la notte ci viene incontro bellissima e scalza per insegnarci la nostra distanza dalle stelle. Ridi, ma solo tu mi vedi: è vero, il ricordo è una maniera di modificare il passato, ma riemergere dalla bolla mi ha fatto ricordare chi sono, accogliere lo sconosciuto riflesso nello specchio e cercar il resto nelle nuvole.
Unravel - versione degli Swingle Singers da Ferris Wheel
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