martedì, novembre 12, 2013

Sofa

Giorno 42. Pioggia. 
Esterno giorno, grigio l'interno. 
L'acqua scorre da ore, fuori, sopra le tegole, e attraverso le tubature e le fessure di questa città galleggiante giunge fin dentro di me. Sento le vibrazioni, il rumore delle gocce che cadono, nel calorifero e nel boiler. Ogni rintocco è amplificato nella mia testa, a sommarsi ai rumori di fondo in un'aura pulsante e sincopata, sfasata rispetto al normale ritmo dell'esistenza. Più l'aura cresce più io mi svuoto, aumenta il rumore e diminuiscono i pensieri coerenti, dimenticando ansie, preoccupazioni e persino il passare del tempo. Ma il tempo passa, un mese o poco più dalla mia fuga. Un mese dalle corriere bulgare, dai controlli dopo il confine e dalla mansarda con gli abbaini. Il divano sul pianerottolo ospita ogni sera una nuova giovane coppia, quasi mi dispiace svegliarli uscendo presto, spesso prima dell'alba, per andare al lavoro, ma questa nuova dimensione mi piace. I'll be alright...

Canzone buona
Jack of All Trades - Bruce Springsteen, da Wrecking Ball

martedì, ottobre 01, 2013

Staff on the roof

Giorno 1
Parentesi in una vita sospesa. Nuovo periodo in conserva, nuova casa, città e ortofrutta di riferimento. Cinque piani di scale e un piccolo sottotetto con le finestre a bocca di lupo. Pomeriggio speso in lunghe passeggiate lungo il fiume, che hanno il sapore di calma indifferente allo scorrere della vita, misto di spezie a buon prezzo nell'intimità tiepida di una tazza di tè. 
Lo specchio mi restituisce un sorriso liquido, carico di vecchie ferite, incertezze e disastri, stanze di collegi e ostelli sordidi, amicizie tradite, anni recenti di solitudine e fallimenti, con la luce riflessa di un arcobaleno che cancella tutto e assolve le troppe albe sprecate in una città senza futuro.



Canzone per ricominciare
Land of Hopes and Dreams - Bruce Springsteen, da Wrecking Ball

lunedì, luglio 22, 2013

Outside the dream

La prima volta è stato a una festa a casa di amici. Qualcuno era partito per non tornare, qualcuno era arrivato, tutti festeggiavano. La casa era gremita di voci, le pareti di corpi, in soggiorno si ballava, in cucina griglia animale e manicaretti vegan, fuori in giardino il guru di turno indottrinava giovani donne e segretarie d'impresa sull'etica del mercato globale e sulla rivoluzione rastafari, rispettivamente. Marylou ascoltava in silenzio, appoggiata allo stipite della porta d'ingresso. Piccola e minuta, dalle forme che si indovinavano appena sotto l'enorme felpa da uomo che portava come vestito, concedeva un sorriso e una carezza a tutti gli ospiti che per quella porta transitavano. Di tanto in tanto qualcuno la cercava, fermandosi per parlare e per esibire il proprio interesse. Lei non diceva quasi nulla, sorrideva gentile celando le sue vere intenzioni e annuiva, tenendoli tutti in pugno. Fin da bambina, Marylou è stata sempre un esemplare perfetto, una di quelle rare creature capaci di muovere infatuazione nel prossimo - "Vuoi fare l'amore con me?" - Istintivamente, senza sforzo. Intorno a lei si espande un campo magnetico fatto di seduzione e possibilità, capace di attirare, inesorabilmente, tanto i forti quanto i deboli tra gli uomini, senza distinzione alcuna. Sirio non ha fatto eccezione.
D'altra parte, come avrebbe potuto. Tutto in Sirio era alla ricerca di qualcosa da amare. La primavera gli aveva portato in dono un nuovo taglio di capelli, e un cuore tirato a lucido, libero di accendersi per passioni appena incontrate e pronto distribuire sangue e vigore alla prima caccia disponibile. Curioso quanto spesso si entri in territori incerti e inesplorati con la sfacciata disinvoltura del cacciatore, esibendo ottimismo e fiducia nei propri mezzi, e quanto poco invece basti per palesare la propria reale e inequivocabilmente mediocre insicurezza da animale cresciuto in cattività. 
"Sirio, vieni a sederti qui con me" - e lui annuisce, sorridendo in silenzio.


Canzone per una sera di festa
The One Who Broke Your Heart - David Byrne & St. Vincent, da Love This Giant.

lunedì, luglio 01, 2013

Scattered memories

Eccomi di nuovo. Da qualche giorno mi è venuta voglia di guardare di nuovo il blog.
Ho riletto tutto d'un fiato, dall'inizio alla fine, ho riso e ho pianto. Spesso non ricordando ho storto il naso, poi piano piano, quella necessitá di mettere ordine nelle parole, quel bisogno indistinto di riordinare le idee attraverso la scrittura, in definitiva di pensare, è tornato a farsi sentire...
In questo lungo intervallo Tabitha e Sirio non sono diventati Sally ed Harry, Kay ha fatto in suo ingresso sulla scena con il suo bagaglio di promesse frustrate, preparando il palco per la piccola e letale Marylou, e prima ancora le muse si sono date il cambio, ma immoto è rimasto il loro disprezzo. Sono cambiato molte volte, ho impersonato e distrutto personaggi sempre nuovi, prima di scoprire, alla lunga, di essere sempre lo stesso. Credo che Diego apprezzerebbe...
Ma andiamo con ordine.
Sirio è tornato a stare da solo, abita in un loft in bianco e nero al numero 5 di desolation road, e tenta di salvare la propria anima. Solo saltuariamente frequenta ancora le ombre, le tiene distanti con molte ore di treno e di lavori alienanti. La sua visione della vita è solida e pragmatica, ma manca ancora di apertura e calore. La ragione ha occupato stabilmente la stanza del potere, confinando l'arte a leccarsi le ferite in un piccolo giardino sulla sponda destra del fiume, alla disperata ricerca di quel bisogno violento, capace di scaldare i cuori e di muovere rivoluzioni.
Non ha più rivisto Tabitha, e ogni alba, ogni tramonto hanno portato via un poco alla volta una parte del suo ricordo. Lentamente, tutto svanisce. Il colore dei suoi capelli, le lunghe notti passate a parlare camminando sotto la luna, le corse sul far della sera, con la sua schiena macchiata di sudore, il fiume meravigliosamente deserto, e poi gli attimi rubati a lezione, il pianto silenzioso di certe notti e le risate aperte, grandi e senza sosta di poche ore dopo... Tutto evapora insieme alla pioggia. Solo i suoi occhi non riesce in nessun modo a dimenticare: sono ancora vivi nella memoria e marchiati a fuoco sul suo cuore. Per molto tempo li ha maledetti, ritrovandoli dietro agli sguardi, tra i sorrisi e fra le gambe di altre donne. Non c'è niente fare. 
Poi è arrivata Kay. E con lei una promessa di felicità, la sola definizione di bellezza che Sirio condivida. Peccato che quella promessa non fosse destinata a lui. Gli ci è voluto molto tempo e qualche delusione di troppo per iniziare a capire la vera natura della loro amicizia, la strana intimità di quelle due rotaie, e per accettare la realtà. Ma per un anno è stato incredibile vivere nel sogno. Sirio aveva così bisogno di uscire dal bozzolo, di ritornare al mondo, di aprire il cuore e di legarsi saldamente a qualcuno, che quel bisogno ha costruito un mondo intero fatto di nuvole. In quel mondo ha vissuto, edificando palazzi della memoria popolati di ricordi inesistenti, partoriti dai neuroni addormentati. Un mondo senza confini, in cui ritrovare, a poco a poco, il piacere della cura. Così, quando il sogno è finito, Sirio si è scoperto diverso. Senza saperlo, Kay lo aveva costretto ad accettare i suoi limiti, e in qualche modo lo aveva reso migliore. Riflettendo e amplificando le sue debolezze, aveva prodotto in lui quel cambiamento a lungo bramato e mai realizzato. 
Vivere nel sogno ha guarito Sirio dalla maledizione degli occhi di Tabitha. 
Poco dopo ha conosciuto Marylou, ma questa storia... è ancora da scrivere.


Canzone in sottofondo
You've Got to Hide Your Love Away - The Beatles

mercoledì, giugno 19, 2013

Nostalgia canaglia

Coming soon...