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martedì, settembre 05, 2017

No hello and no goodbye



Ieri ha vinto la città delle ombre.

Hanno vinto la paura e la malinconia, l'angoscia e la frustrazione del perdere senza averci provato. Il vento freddo e gli orologi fermi.

Ci incrociamo, inseguendoci senza saperlo per anni, nel buio, e quando finalmente pensiamo di stringere due mani fra le nostre, le ombre si riprendono tutto. 

Mi rifugio nella solitudine per non avere nessuno a carico e poter render conto solo a me stesso. Abbandonare per qualche giorno la vita frenetica che si svolge fuori con il pretesto di ricostruirmi, e poi, giorno dopo giorno, rinviare il momento del ritorno. Farmi stregare subdolamente dal fascino di quella vita lenta, molle, languida che offre una malattia quando si hanno anche i mezzi. E restare così poi per anni senza più trovare un motivo per uscire. 

Sono tentato. Tutto in me procede per interruttori; la continuità mi fa difetto, negli atti come nel pensiero. Dopo tutti gli sforzi, la felicità ritrovata negli ultimi mesi, è bastato cedere per un attimo ai soliti schemi mentali per permettere alle ombre di rientrare e farmi smettere di far danzare la vita. Con le ombre sono tornate le lacrime. Muovere le acque è positivo, ma se quello che vi è in fondo al cuore, il sedimento di un anima, è l'amarezza, forse non bisognerebbe smuoverle troppo. Lasciare entrare l'autunno senza attendersi una risposta.


venerdì, giugno 16, 2017

A simple post

Questo è un piccolo post
per dirvi addio, o arrivederci
non sono mai sicuro

Ieri ho detto a Kay
sentiamoci presto
con forse mai più come sottotesto

A Marylou tenerezza
un bacio rubato e forse
il rimpianto di non averci creduto

Per Cloe neanche una rima,
indifferente musa
meravigliosa avventura

Sirio è sotto la doccia, l'acqua che lo monda dalle scorie dell'ultima notte insonne è così immobile sulla sua pelle da fargli sembrare i minuti ore interminabili. Un'oasi di tranquillità, un rito purificatore che vorrebbe non finisse più...

Tutto ciò che sono
è il risultato di un vostro sorriso,
di un gesto, di uno sguardo

delle vostre assenze, dei vostri silenzi
di quelle parole capaci
di cambiarmi la vita
ogni volta

Tutte le mie canzoni
parlano di voi
le mie cicatrici, le scarpe bucate,
le ore di sonno lasciate all'aurora
parlano di voi
le lunghe attese e le insicurezze,
i bicchieri di vino e le corse disperate
parlano di voi
la polvere e la salsedine,
il basilico e l'aglio evasi dai fiori
parlano di voi
le rughe sulla fronte
i capelli bianchi
e 500 giorni di felicità
non importa se perduti

la vita
è un fondo illimitato
non può essere esaurito
ma solo dimenticato

come "noi"



lunedì, marzo 13, 2017

Will You Please Be Quiet, Please?


Il sole scompare lentamente dietro le montagne e piccoli pescherecci solcano il mare lenti. Dall'interno del treno sembra tutto un fondale dipinto, non autentico. Sembra di attraversare un mondo che non ci appartiene, distante. Luca parla a telefono con Diana e la interroga sul loro amore.

- Ci credi o no? Basta che mi dici questo. [...] No, no, non ti preoccupare, io domani alle 10 sono fuori dalla stazione. Tu ci puoi essere o meno, io ci sarò. 

Il paesaggio cambia, la luce cala. Stazione dopo stazione, Luca insiste, elenca e almanacca ragioni e speranze, sicuro e fiero di quello che prova. Spesso ride, istericamente.

- Tu non le pensi quelle cose. Assolutamente. [...] Sei una bugiarda. [...] Sei contenta che domani ci vediamo?

Il treno si ferma per lasciare spazio a una freccia. La ragazza dai capelli rossi alza lo sguardo dal telefono e guarda fuori dal finestrino, spaesata. 
Oggi ho lavorato male, affaticato sotto il peso di tante situazioni irrisolte.  Il silenzio irrompe nella carrozza, quel silenzio difficile da tollerare, soprattutto tra persone sedute di fianco, che richiama immediatamente alla mente i vuoti che ci trasciniamo dentro. Fuori è gia buio.
Insomma, a sentire Luca mi chiedo, quand'è che la nostra vita inizia a non essere più la nostra. Perché, tutti o quasi tutti, da un certo momento in avanti abbiamo una vita che non è quella che credevamo, un tempo, di volere? Quando smettiamo di credere ai nostri sogni e lasciamo cadere le nostre speranze? E perché smettiamo di provare a vivere?

Canzone irrisolta
Beautiful that way - Noa, dalla colonna sonora di La Vita è Bella

sabato, marzo 11, 2017

L'alba

Sirio si avviò a piedi lungo via del monastero un po' prima dell'alba. Si sentiva insicuro ma allo stesso tempo intenerito, come se fosse nelle mani di un mirabile destino. Si trovò davanti al belvedere sul fiume, impassibile e vagamente ingrossato dalle ultime piogge. Scese gli angusti gradini di pietra fino alla riva. C'era un vecchio tronco arenato sui ciottoli, con una grande cavità scavata dall'acqua e dal tempo, dove le anatre andavano a nascondersi nei giorni di pioggia. Come se avesse lo stesso istinto selvatico degli uccelli di distinguere ogni minimo rumore, gli sembrò di riconoscere un rintocco di campana dentro lo stomaco.
Era già chiaro, la luce pura ed evanescente prima che nasca il giorno, il sole velato dietro le colline. Nell'acqua, trascinate dalla corrente, sole o a gruppetti, nuotavano le anatre e un magnifico cigno. Non avevano l'aria di poter essere turbate dalla presenza di Sirio. 
Pensò a tutto l'amore che aveva riempito i suoi giorni e al fatto che si era innamorato profondamente e, sempre senza saperlo, non si era reso conto di come fosse diventata banale e vuota la sua vita da quando si era abituato a sopravvivere. Semplicemente se ne era dimenticato. Dopo l'ultimo, inaspettato, incontro sapeva soltanto che in compagnia di Tabita era felice, più felice di quanto fosse mai stato. Di quella ragazza affettuosa, con i suoi grandi occhi indulgenti, il suo profumo e la risata contagiosa, perfettamente sintonizzata su di lui. 
Con pochi battiti d'ala rapidamente le anatre si alzarono in volo.
Non capiva cosa gli fosse preso, e scoppiò in lacrime.

giovedì, febbraio 09, 2017

I dieci anni del blog e un lungo post per cocò84


Dieci anni fa, come tanti ho aperto un blog.
Sembrava che tutti ne dovessero avere uno, che tutto quel mondo emotivo da diario segreto fosse interessantissimo, almeno per quei mai identificati e illimitati lettori promessi dalla rete.
Dieci anni fa, come tanti leggevo i blog di chi mi stava intorno. Officine di umanità dove incontrare anime trasparenti e guru involontari, diari di viaggio e artigiani di trame amorose, poesie e racconti brevi. Ho creduto a storie inventate, mi sono appassionato alle vicende più improbabili e ho provato rabbia per la chiusura delle pagine che seguivo, per l'improvvisa e inaspettata scomparsa di quei portatori di conforto o ispirazione, di quegli pseudonimi senza volto i cui messaggi riempivano le bacheche della mia personale città delle ombre.
Dieci anni fa, come tanti aspettavo con un misto di paura e eccitazione la comparsa di un commento.
La speranza di essere letto, l'entusiasmo davanti alla scoperta di avere un pubblico, la voglia di condividere un'intuizione, una frase. 

Queste sono state le prime cose a sparire. In questi dieci anni è cambiato tutto. Sono esplosi i profili pubblici e forse tutto quel bisogno di condividere è venuto meno per contrasto. Un'illusione di resistenza. La mia rivolta contro la banalità, contro l'odio che si trova ovunque nella società. O forse anche, ma non esclusivamente, di questo sono certo, solo la necessità di sopravvivere. Non sono mai stato una persona da giusto mezzo. Sempre in bilico, mi ero convinto che fosse meglio non distinguersi troppo, tenere un basso profilo e segmentare la realtà in piccole scatole cinesi più semplici da gestire. Il più delle volte mi trovo con visioni opposte a quelle altrui, e ho imparato presto quanta inimicizia comporti inevitabilmente una prospettiva troppo diversa accompagnata dalla consapevolezza che su certe questioni non si possa cedere di un millimetro, spesso a caro prezzo.

Per un periodo ho smesso scrivere, per qualche tempo mi sono "lagnato tacendo": niente post, niente lettura di altri blog, nessun aggiornamento ai profili, niente chat, niente sms, niente. Solo RCU, Reali Contatti Umani. Pochi, per la verità, che per sentire opinioni non richieste e prendere insulti gratis basta scendere in strada ed entrare nella prima osteria di paese, mica serve la rete. Lavoro, malattia ed equitalia hanno fatto il resto. Attraversando città dov'ero stato, un tempo, felice mi dicevo: "Non guardare e passa". Sbirciando distrattamente le foto sui profili di amici con cui ero stato, un tempo, felice mi dicevo: "Non guardare e passa". Niente più tempo per i miei personaggi - passa - niente più tempo per le nuvole - passa - niente più spazio per l'inguaribile romantico innamorato delle ballerine. L'abitudine a sopravvivere è maturata a tal punto che quel post ha rappresentato la data esatta in cui ho abiurato senza saperlo a una parte della mia anima. Tre anni di silenzio. Poi la nostalgia, la necessità di avere un "luogo" dove lasciare delle boe per ritrovare la rotta, mi hanno fatto tornare a scrivere, saltuariamente. Senza quell'entusiasmo e quella magia dell'inizio, però. Senza quello stupore ingenuo, senza cura.

In questi anni senza cura, i soli momenti in cui hanno prevalso le ragioni della fantasia sui cazzotti dell'esperienza, e quel piccolo pezzo di anima abiurata ha trovato di nuovo la maniera per far uscire pochi abbozzi con le storie dei miei personaggi interiori, sono stati il prodotto di un tuo commento. Della fragile forza che deriva dallo sapere di essere letto, dall'aver raggiunto qualcuno. E niente, in questi giorni a causa di un hard disk bruciato mi sono costretto a fare mille back-up d'emergenza e mentre aspettavo che i file si copiassero, ho aperto il blog, e tra una foto archiviata e i business plan per un mondo migliore, ho cercato di nuovo i tuoi commenti. 

Ti chiedo scusa. Non ho mai risposto. 

Ma come facevo a spiegarti che nei giorni più neri quei commenti sono stati tra le poche luci a cui mi sono aggrappato per non esplodere? Che mi hanno permesso di trovare il coraggio quando non c'era, che mi hanno spinto a concludere progetti che pensavo impossibili, a fare telefonate che rimandavo da anni. Come facevo, senza sembrare matto e disperato? Meglio tacere sapendo che il mondo non ha bisogno di me né tu delle mie parole. Poi ho capito. 

Dieci anni dopo questo blog esiste ancora e io scrivo un lungo post per ringraziarti.
Non credo che avrò mai l'occasione di scrivere quel libro, ma ci saranno altre occasioni, altre forme, altre opportunità per lasciare un segno, magari piccolo e insignificante, ma che di sicuro ti dovrà ispirazione e gratitudine.

All the best,

e grazie.

domenica, dicembre 13, 2015

Considerazioni per un anno nuovo

Capodanno,
Insalata di parole - scrivere senza pensar troppo al risultato, lasciare che i pensieri prendano forma sullo schermo come d'estate, come anni fa - paura e delusione scenari futuri di solitudine e pena, o forse castigo, karma, tikkun, prezzo da pagare, vivere inadeguato. Credersi inadeguato sempre fino a quasi convincersene. Sapere.
La neve diventata subito pioggia. I giorni di festa, il riposo, il giusto e i dubbi delle menti pensanti. La morte evocata da qualche amico di ritorno a casa, una tisana e poco più. Parlare con qualcuno vuol dire toccare sistematicamente i ricordi e inventare buoni propositi, spesso velati di malinconia. Sono stufo - cosa c'è?

Ho capito che guardare davanti a sé è necessario, altrimenti ci si invischia nel rimpianto. Dicono che quando si guarda avanti - puntare al futuro - si ottiene necessariamente un risultato, per quanto banale o insignificante. Ma se mi fermo a pensare, se rivolgo lo sguardo dentro allo specchio cosa vedo? Prende forma e cresce l'idea impopolare, il pensiero anomalo, diverso dai più. Ho conosciuto molti uomini di foggia impopolare, tante eccentriche nuvole col vizio di pensare. Erano, o ancora sono, musicisti spesso, scienziati, o cercatori, a volte attori. Stupendi prototipi mai entrati in produzione seriale. Tutti accumunati da un unico sguardo, lo stesso sguardo che vedo dentro lo specchio. Insoddisfazione, inadeguatezza. Il riflesso di un cervello cosciente è un'infinita tristezza.

Immaginare implica invece una prospettiva futura, creativa. La forza di questo tipo di ancora, la sua efficacia nel superare l'idea impopolare mi inquieta. Basta davvero così poco? E basterà per non farmi odiare? Basterà per questo nuovo anno che sta per iniziare? 

Buona vita, si naviga a vista.



venerdì, gennaio 23, 2015

B'Day

"Domattina, di notte, si parte". 
Per l'ultima volta verso il paese delle mele - penso - Almeno con questo stato d'animo e intenzione - spero - Almeno per ora - commento tra me e me.

Arrivo all'incirca 350/400 chilometri dopo,  quando le strade principali del paese sono di nuovo libere dalle auto, e dai bambini, sciolte dai piccoli ingorghi davanti alle scuole e agli uffici. Lavoro tutto il giorno. La sera, ancora intontito, mi attardo tra via Verdi e stretta Rialto in cerca di qualche anima amica dal passo incerto. 

Gaetano mi invita per una birra, come ai vecchi tempi. Il Bar della Corona non è cambiato. E tra un ricordo doppio malto, e qualche sciocchezza non filtrata, senza preparazione si arriva al piatto dei bilanci, con speck e formaggi. Mi fa - "Se non altro non mi sono annoiato. Certo. Non posso dire di essermi sempre divertito, ma di sicuro non sono diventato uno che aspetta di finire per poter fare altro la sera". -  Un ombra lieve deve avermi coperto il volto. 

Ho pagato il conto e sono ripartito verso casa. Tra poche ore saranno trenta, e come ogni giorno, ogni notte, aspetto di finire per poter far altro. Da quando ne ho coscienza vivo per poter far altro, per voler far altro. L'illusione di un futuro non scritto si paga in ore e in pensieri felici. Si paga in assenze, in risposte trovate sui necrologi alle nostalgie per i compagni di giochi, in telefonate dagli ospedali, nei "tutto bene" ripetuti come mantra senza convinzione né significato. Si paga correndo disperatamente contro il tempo, e in definitiva contro se stessi e l'infinita vanità del tutto. 

Ho imparato ad andare sempre avanti. A cercare i conigli dentro i cappelli, a non lasciare l'ultima parola non detta, a non darla vinta al silenzio, o, in sua vece, a quel rumore di fondo, sordo, fatto di autostrade, ferrovie e camionabili, che riempie le notti delle vallate. Durante quelle notti ho immaginato un filtro passa-alto per i momenti perduti, che lasciasse passare esclusivamente i ricordi di quel che nella vita supera una certa intensità emotiva, eliminando la noia e le ore di sonno. Di giorno ho imparato a incamerare le colpe e incassare in anticipo le assenze. Ad ogni debito ho intitolato un circolo poetico "il divan dei pareri", per ogni ritenuta ho versato un bicchiere di vino, spingendo felice il macigno sul mio cammino. Alle fine devo, immaginarmi felice - credo - Domani, di nuovo, si parte. 

venerdì, ottobre 24, 2014

Riflessi

E poi.
Poi sono trascorsi dieci anni, o tredici, o poco più. E ancora non sai rispondere a certi occhi. 
Non è che non capisci, solo ti perdi. Percepisci di nuovo il rischio di trasformare tutto in un romanzo, di abbandonare la realtà e convertire gli uomini in personaggi, i luoghi e gli odori in atmosfere, di raccontare invece di vivere. Basta uno sguardo, e una promessa, ovviamente, e l'unica soluzione possibile è un altro viaggio immaginario in solitudine. Aggrappato stretto a un filo di lana attraversi di nuovo lo specchio, ti lasci trasportare al largo dalla corrente, privo di volontà.
Che giorno è? La lista di cose da fare è appesa proprio davanti al naso, attaccata al muro davanti alla scrivania dell'ufficio. Non ti dà tregua. Sono tre giorni che non spunti una voce, e le scadenze si avvicinano. Non ti importa, davvero. Mai come ora immagini una vita diversa, lontana da tutto quanto sei stato. Manca davvero poco, pensi. Intuisci ora la necessità di un futuro, di una visione più ampia, di un sogno da realizzare, e non da trascrivere. Di quegli occhi che ti guardano, del suo sorriso mentre dorme.


lunedì, marzo 17, 2014

Paese di mezzo

Avere finalmente voglia di scrivere un post. Che faccio? 
Un nuovo capitolo delle avventure di Sirio no, che per le cose belle vale la pena attendere. In più, ora che la piccola e letale Marylou sta per partire, Sirio è un po' perso, sperduto di una solitudine già provata in passato. Ho bisogno di tempo per abituarmici, e scrivere di loro. 
Apro la finestra e guardo la parete di roccia che si staglia proprio di fronte, il burrone Giovannazzi è a due passi, Lj è lontana, in lontananza i bambini giocano, riconosco le loro voci, immagino il parco urbano, la piazza del mercato piena di macchine e i lavori in corso. Le nonne con le carrozzine, il bar-trattoria-tabacchi-emporio sempre aperto con il cassiere vecchio e balbuziente, la gente cortese, la cassa rurale. Piccolo paese di mezzo hanno provato a portarmi via da te, ma sono tornato, inesorabile come la pioggia. Come l'assenza.
Se chiudo gli occhi riesco a vedervi tutti. Uomini e donne, amici, famiglia, ballerine, avversari, maestri, tutti voi che siete transitati attraverso di me, che mi avete attraversato per un attimo breve delle vostre esistenze. A lungo ho creduto fosse il contrario, di essere stato io ad incontrare, io a lasciare un segno. Quale presunzione! Tutti avete cercato di parlare con me, di aprire il vostro cuore (e il mio). Quasi tutti avete fatto almeno un tentativo, qualcuno di più. Ma io non sono riuscito a darvi niente, o forse troppo poco, nonostante i miei sforzi. Ho fatto quanto sapevo. Ovviamente anche io cercavo qualcosa in voi, ma non ha funzionato. E come la neve al sole, ve ne siete tutti andati, attraversandomi. Acqua che torna al mare, lasciandosi dietro nuovi letti e detriti e dolore.
Ciclicamente ho cercato di afferrarvi, stringendo con forza, ma nel palmo ho trovato solo sabbia. La stessa sabbia che ora scandisce il tempo dentro di me, per ogni granello che scende un ricordo, un'emozione. Una clessidra di eterna nostalgia.
Non conosco il motivo, non so spiegare. E d'altro canto non ho mai chiesto spiegazioni. Sommate tra loro le solitudini, le ho vestite di malinconia. Ho ingannato i ricordi per non sentirli più, la sera, piangere dentro i versi di una canzone. 
Apro gli occhi e fisso il soffitto, le travi di legno. Marylou sta per partire, e Sirio non le ha mai detto quanto le piacesse. Non le ha mai detto di come si fosse sempre sentito felice durante tutto il (poco) tempo trascorso insieme. Di come ha sempre adorato quel suo modo cinico e fragile di affrontare la vita, di come gli piacesse vederla ridere, e di come, fin dal primo momento abbia sentito istintivamente di dover proteggere, in tutti i modi, quella felicitá. Ha sempre pensato meritasse di più. 
Farewell, deadly little Marylou.

martedì, novembre 12, 2013

Sofa

Giorno 42. Pioggia. 
Esterno giorno, grigio l'interno. 
L'acqua scorre da ore, fuori, sopra le tegole, e attraverso le tubature e le fessure di questa città galleggiante giunge fin dentro di me. Sento le vibrazioni, il rumore delle gocce che cadono, nel calorifero e nel boiler. Ogni rintocco è amplificato nella mia testa, a sommarsi ai rumori di fondo in un'aura pulsante e sincopata, sfasata rispetto al normale ritmo dell'esistenza. Più l'aura cresce più io mi svuoto, aumenta il rumore e diminuiscono i pensieri coerenti, dimenticando ansie, preoccupazioni e persino il passare del tempo. Ma il tempo passa, un mese o poco più dalla mia fuga. Un mese dalle corriere bulgare, dai controlli dopo il confine e dalla mansarda con gli abbaini. Il divano sul pianerottolo ospita ogni sera una nuova giovane coppia, quasi mi dispiace svegliarli uscendo presto, spesso prima dell'alba, per andare al lavoro, ma questa nuova dimensione mi piace. I'll be alright...

Canzone buona
Jack of All Trades - Bruce Springsteen, da Wrecking Ball

martedì, ottobre 01, 2013

Staff on the roof

Giorno 1
Parentesi in una vita sospesa. Nuovo periodo in conserva, nuova casa, città e ortofrutta di riferimento. Cinque piani di scale e un piccolo sottotetto con le finestre a bocca di lupo. Pomeriggio speso in lunghe passeggiate lungo il fiume, che hanno il sapore di calma indifferente allo scorrere della vita, misto di spezie a buon prezzo nell'intimità tiepida di una tazza di tè. 
Lo specchio mi restituisce un sorriso liquido, carico di vecchie ferite, incertezze e disastri, stanze di collegi e ostelli sordidi, amicizie tradite, anni recenti di solitudine e fallimenti, con la luce riflessa di un arcobaleno che cancella tutto e assolve le troppe albe sprecate in una città senza futuro.



Canzone per ricominciare
Land of Hopes and Dreams - Bruce Springsteen, da Wrecking Ball

mercoledì, ottobre 20, 2010

Back to the Shadows

Dopo una piccola quantità di tempo incerto la vita torna a scorrere, il fiume ripulisce le sue sponde e inesorabili cambiano le stagioni e passano i ricordi. Sento di nuovo un dolore bruciare in mezzo al petto, infuocare d'acido le mie notti di veglia e i miei giorni insonni. Non so perché ma bene non sto, a parte fisicamente - è da un po' che ho un problema fisico senza spiegazione - ma tutte le battaglie, le sconfitte e le vittorie, le cicatrici i traguardi e le rese di quest'anno forse mi hanno come sopraffatto, caricandomi di stress. Tante cose da completare, progetti infiniti da inviare e consegnare; esami, scadenze, concerti all'orizzonte e inquietudine, i famosi due lupi dei nativi americani che lottano per prevalere dentro di me...
Forse mi sbaglio, ma questa cosa, che un po' c'è un po' no, che un po' mi spaventa e un po' la sottovaluto, che irregolarmente si accende e prende a schiaffi la mia felicit... pardon serenità, credo dipenda in qualche modo da me, e dalle ombre che mi trascino dietro. In questi giorni, per quanto mi sforzi di affermare che tutto vada bene, che la vita sia meravigliosa, e agire di conseguenza, ho come la sensazione che un frammento di ombra si liberi dalla tenebra per infondere, nell'inconscio, la triste e penosa sensazione che tutto sia morto, vuoto, privo di scopo, e profondamente sbagliato.
Domani vado dal medico.

domenica, settembre 19, 2010

Lapsang Souchong

Il vento sta per cambiare, o forse lo ha fatto già.
Sento l'arrivo di un cambiamento, ne sento il bisogno, la necessità. Dentro di me è come se fossi tutto aggrovigliato, come se fossi costipato, non ho slanci emotivi. Il fatto è che mi sono perso per strada così tante volte, e per infinite coincidenze mi sono poi ritrovato, solo per poter assaporare di nuovo la gioia dell’attimo che precede un nuovo smarrimento, l’imminenza di una rivelazione che non si manifesta, l’incanto di un attimo in cui le cose sembra stiano per comunicarci il loro segreto.
Mi sveglio come sono andato a letto: insofferente, così lontano da tutto e da tutti, così sperso nel mio mondo, così travolto dal destino, così debole, così abbandonato... Eppure, non ho niente da recriminare, trascino la mia condanna dal primo momento, ho solo cambiato i personaggi al termine di ogni stagione, rinnovato il cast per poter riproporre gli stessi stilemi, le stesse gag, gli amori, i tradimenti, e piazzare il mio format ad una nuova emittente.
Forse sono solo stanco, sopraffatto dai miei stessi pensieri, provato dalla fantasia, stufo di me stesso, stufo delle mie muse, eternamente assenti, dei falsi tentativi, delle colonne sonore, e di tutto quanto ho già visto e rivisto. Tutte le inquadrature, i campi larghi, le nature morte, i primi piani sugli occhi, o su di un piccolo particolare come un labbro inarcato, una lacrima che scivola dietro una lente scura sotto il sole mattutino, tutto, ha l'aria di una convocazione idiota e crudele. Osservo le vite degli altri, in preda a un senso di disumano isolamento di fronte alle loro passioni, al miracolo del silenzio delle ragazze, o di un neonato che dorme.

Canzone per ogni giornata di pioggia
Kind Folk - Kenny Wheeler, Lee Konitz, Dave Holland & Bill Frisell, da Angel Song

giovedì, settembre 09, 2010

Quinta stagione porteña

Di ritorno dal mio piccolo viaggio di tarda estate. Apro il taccuino e riporto gli schizzi presi a memoria.
Lo nozze di Johnny e Misha, Praga con un tempo da lupi, l'amicizia e il tè, il jazz, le ore di viaggio in corriera, camminare solo con un buco nero nello stomaco.
Umore altalenante, nuove prospettive per i mesi futuri: il tentativo di non perdere le proprie basi e radici pur cambiando abitudini, pensieri e modi di fare. Inventarsi personaggi allo specchio, nuovi ogni mattina, e proseguire nella farsa per un giorno intero; la sera prima di lasciarsi cadere sul letto lavarsi le mani, la faccia e levarsi l'ultima maschera. Tentare di seguire i consigli, fingersi deciso, forte e sicuro, puntare alla vittoria finale, pianificare le proprie mosse, agire da stratega e pensare da poeta, puntare a giocarsi tutto e poi fallire. Provare a trasformarti nell'aspetto, ritoccare le fotografie e sostituire le idee, soffocare le indecisioni, ignorare la paura, le insicurezze, chiudere in un angolo dello stomaco, per lasciar sfogare la notte, in sogni agitati e gastrici, tutto ciò che di timido e patetico abita in te.
Ci risiamo penso, è di nuovo quel periodo dell'anno. Mi innamoro di ciò che (credo) non posso avere, mi struggo, mi convinco dell'impossibilità della felicità, della futilità di questo come di ogni altro tentativo a riguardo, prevedo l'imminente caduta nel vuoto mentre sguardi perplessi e spettrali vestono d'indifferenza gli occhi della donna che ignora brutalmente la mia pena, ferisce il mio cuore e fa sanguinare lo stomaco.
Tutto è materia e tutto è passaggio, i film di Almodovar in particolare. Le mie parole, declamate a sproposito, immaginate nel silenzio di un parcheggio deserto e senza luna, o tradotte in un post, svaniscono inutili, insieme alle attese disilluse, agli orecchini, ai silenzi e alle risate del bel sogno che è la donna che amo, lasciandosi dietro un sapore di malinconia.

Canzone
Piensa En Mi - Luz Casal, dalla colonnna sonora di Tacones Lejanos

lunedì, luglio 26, 2010

It's gonna be a bright, bright, bright, bright, sun shiny day...

Schizzi di una giornata. Un inutile cinelibro.

Scrivo un post, e lo metto nel forno. Spalanco le finestre per dare arie alle camere, cambio le lenzuola, gli asciugamani, e rendo importanti tanti ordinari momenti.
Una corsa degli occhi negli occhi, lunghe pause di studio, felicità è un modo di camminare.

[...]

Piange la mia anima di fantoccio, sola e triste in questa notte, notte di luna piena. Voglio ubriacare il mio cuore per spegnere un folle amore, che più che amore è un soffrire…
Voglio alzare un bicchiere e obliare la mia ostinazione, ti ho lasciata rubare i miei sogni e farne liquori.

[...]

Dalle finestra entra la luce, risalgo goffamente dai sogni fino al davanzale e le cose riprendono il dovuto e irrispettoso loro posto, i tuoi occhi erano l'ancora più bella che legava i miei sogni, oggi sono già ricordo...

mercoledì, luglio 21, 2010

A single man

Di nuovo libero, aumenta il tempo per l'introspezione, fare il bucato, togliere le ragnatele dalle finestre, lavare la doccia, riordinare i libri per autore e i dischi per genere, prestare lavoro al MTF e innamorarsi di nuovo, incessantemente in bilico su un pericoloso crinale, ancora prigioniero di paure e incapace di amare.
Ricomincio a soffiare nel tubo mio d'argento, mi metto a dieta, esercizio fisico e meditazione, tanto the verde, David Bowie ed il Boss, diviso tra le solite abitudini, e la voglia di stabilità, di un rapporto vero, senza bugie, senza filtri, che si rinnovi di giorno in giorno, frutto di opposto e simile, abbastanza da attrarsi e sufficiente per riconoscersi.
Finito di passare il mocio sul pavimento, disteso sul letto a fissare il soffitto della mia triste e vuota dimora in attesa che l'acqua evapori, immagino gagliarde storie d'amore che mai sarò in grado di provocare, mi vedo protagonista di passioni potenti e sconvolgenti; scrittore americano a Parigi faccio innamorare la bella dattilografa con dialoghi spiritosi, sorrisi perfetti, e quel velo malcelato di tristezza, pieno di fascino nello sguardo. La colazione è da Tiffany, per colonna sonora, ovviamente, la voce di Sinatra, la trama è gioia incostante, che ha bisogno di continue rassicurazioni, espansione di noi stessi oltre i vincoli della mortificante quotidianità. Un cameo della Dietrich e il finale alla saccarina.
Ci risiamo, penso, mi sono addormentato di nuovo. Arriverò in ritardo. Poi guardo l'ora, sciolgo la tensione e ricado con la testa pesante sul cuscino. Manca un'ora.
Ripenso agli ultimi giorni, l'altalena di emozioni, quella sensazione di crescita, di arricchimento e di liberazione dalla chiusura nel proprio io rattrappito, e il brusco risveglio, accompagnato da una voce insistente, figlia d'ansia e di insicurezza, tragico fattore di distruzione e di autodistruzione.
Negli occhi le immagini più disparate, io lavo i piatti, tu gli asciughi, tu lavi, io piego, non importa chi spolvera e chi spazza, adesso condividiamo i sorrisi, condividiamo gli scherzi, amiamo i bambini; tu distesa al sole con un altro, io per terra sbronzo e sporco di sangue a leccarmi le ferite, tu che ridi mentre balli in discoteca avvinghiata a uomini più alti e abbronzati di me, io seduto sul molo a far compagnia ai gabbiani e alle meduse, tu che splendi, comunque, io che svanisco dentro una musica storta.


Canzone per chiedere cosa fare
Drive All Night - Bruce Springsteen, da The River

martedì, luglio 20, 2010

Νόστοι


Entro in doccia che saranno state le 23.00.
Per lavarmi di dosso 6 anni di cattivi pensieri e malumori.
Orror vacui...

Ho finito, sono riemerso, laureato. La nave attraccata può finalmente lasciare il porto, la nebbia si dirada, penso. Ma intanto, restano le ombre. Quella sensazione che negli ultimi anni ha accompagnato la mia vita, prevedendo quell'intreccio di casualità e incontri che mi ha portato a riflettere sull'esistenza, che mi ha condotto in una direzione piuttosto che un’altra, oggi la vedo più chiaramente. L'ombra nasce nel luogo più profondo e nascosto dell'animo, quel nanometro di tenebra incastonato in mezzo allo stomaco che si fa sentire in momenti di grande emozione. Da là si distribuisce in tutti gli spazi, cercando di occupare tutte le cavità, tutti i compartimenti del nostro cuore, tutti i campi di girasole creati dai sogni e dai desideri. L'ombra ci protegge dai nuovi dolori, allevia le nostre percezioni e ci convince di esserci amica, inaridendo la fonte della fantasia e della meraviglia, spezzando il legame con la bellezza e la poesia, ci rende ingranaggi perfetti della macchina sociale. Ingabbiati nelle convenzioni del mondo che ci circonda, ci soddisfa con l'onore, il potere, il prestigio e il controllo sugli altri, mentre ci nega, per sempre, l'amore.


Oggi abbandono la città delle ombre, e cerco disperatamente di ritrovare chi ero prima di entrarvi. Mi aggrappo ai libri che ho letto, i dischi che ho amato, inconsciamente ricerco i passi sottolineati negli anni, mi appiglio a quanto ricordo di quelle scintille, di quelle poesie, le profezie che non capivo, gli imprinting che assimilavo, le parole che mi smossero allora, oserò turbare l'universo? Nelle pagine ingiallite di vecchie edizioni ritrovo i sentieri non intrapresi, nei vecchi diari scritti a matita, nei miei libri di navigazione, gli amori spesso immaginati e a volte vissuti, e per pochi istanti danzo di nuovo con Jenny in un vortice di polvere, passeggio con Sandy per Asbury Park, sussurro dolci parole all'orecchio di Angie, mentre, tra l'erba morta, la notte ci viene incontro bellissima e scalza per insegnarci la nostra distanza dalle stelle. Ridi, ma solo tu mi vedi: è vero, il ricordo è una maniera di modificare il passato, ma riemergere dalla bolla mi ha fatto ricordare chi sono, accogliere lo sconosciuto riflesso nello specchio e cercar il resto nelle nuvole.




Unravel - versione degli Swingle Singers da Ferris Wheel

mercoledì, marzo 03, 2010

Scampoli d'oblio

Marzo - aria primaverile. Mi si confonde, mi si ottunde il cervello. Isolamento.

Veniamo per buttarci in mare, inseguendo sirene, adorando chimere, i nostri sogni - veniamo da soli, impalati in pose da parata, pallidi in viso e scuri nel volto. Un lungo esodo di scienziati circensi, traditi dalla verità e innamorati del sole, una fiera di spettatori assenti alle proprie disgrazie, pieni di dubbi, idee sulle donne, e spaventati dagli occhi dei cani. Il sentiero è tortuoso, fatto con ciottoli di mela cotogna retti da enormi lastre di plastica e miele, ci sono pochi segnali, assi attrezzate; i pentimenti canalizzati verso il centro della fabbrica, dove l'altoforno che brucia lontano mischia le paure e gli sbadigli con la nebbia nera che alimenta le ombre.

Camminiamo per giorni, attraversando la luna con un'anima da salvare, intuiamo il finale, giorno dopo giorno, sperimentando i nostri lati bui, ci addentriamo nella periferia, rubiamo una luce per vederla bruciare.

Alla fine del giorno, gridiamo in silenzio, sconvolti nel delirio restiamo immobili durante le convulsioni, distratti al punto di ignorare le torsioni, i legami, come in trance ci provochiamo dolore e corriamo a nasconderci dentro la tenebra.

Veniamo sconfitti, ancora, dalle ombre.


martedì, marzo 02, 2010

Voicing

... da bambino sognavo spesso di cadere...

Una lunga caduta, priva di apparente direzione, rimbalzando di tanto in tanto su qualche albero, o tetto o nuvola, a volte temevo di non saper più formulare pensieri nuovi, mentre oggi dimentico tutto con facilità;
immaginavo i futuri, diversi ad ogni nuovo sogno, o risveglio, credevo di avere qualcosa da dire, magari di poter essere ricordato, segretamente speravo lasciando un segno che qualcuno mi avrebbe capito e magari amato;

oggi sopravvivo ai miei sbagli, alle ferite,
e stivo fenomeni per giorni di ispirazione,
perdo le cose migliori tutte assieme come aspettassi di riprendere a cadere,
interrogo sempre i riflessi negli specchi, aggirando le sfide con stratagemmi e letture;

critico e analizzo, scettico e dogmatico,
credo nella logica e muovo a caso,
alfiere mangia cavallo, scacco,
peso le ore di sonno e le sommo alle temperature,
lasciando al giocatore di dadi le chiavi delle mie vittorie;

sono cambiato sempre, fino a nascondere le immagini ai miei stessi pensieri,
ho cambiato tanto, e sono tornato lo stesso di ieri, che
scrive quello che neanche riesce a dire a se stesso, che
scava dal fondo per alzare la testa e lascia cadere le corde dei soccorsi verso il cielo.

Lentamente oggi ha preso forma un po' di consapevolezza nuova, prima una sensazione, poi lo sconforto, l'accettazione, verso sera una parvenza di lucidità, e sospensione, e attesa, e ingranaggi e parole, pensieri sparsi come coordinate da interpretare, frammenti di analisi e teorie, rimorsi con cui parlare, lettere da scrivere, scrivere, violare la legge del sogno per dare fiato alle anime vuote e sole e misere di triste loto, scivolare in automatico per tornare a casa e concludere con un accordo sospeso


Canzone
Twin Peaks Theme - Angelo Badalamenti, da Twin Peaks Original TVSoundtrack

venerdì, febbraio 19, 2010

Upgrade



Disco della settimana
Scratch my Back - Peter Gabriel

Libro della settimana
Principianti - Raymond Carver

Whatever della settimana
Nuova grafica!


Ore spese a tracciare nuove rotte, consultando carte sferiche, per vedere sciolti dalla distorsione delle emozioni questi giorni difficili da sopportare. Tutto sarà diverso questa volta, anche se, ne sono certo, niente cambierà sul serio - certe cose che girano intorno cambieranno un po', certe si faranno più facili o più difficili, dipende - ormai le decisioni sono state prese, gli sviluppi non tarderanno.

Forse vista da fuori sembrerà la solita routine, sembrerai lo stesso di sempre, invece il futuro è incerto, il tempo realmente trascorso è tale da non ricordar più bene i contorni e i solchi di questo dolente affresco. Avendo il coraggio di servirsi del proprio intelletto, la situazione non si presenta malata come realtà dimostra, ma la tentazione di cedere alla paura e allo sconforto è molto alta, dovrai superare questa crisis, conquistare la salvezza offerta dal pericolo per poter rientrare in porto con l'aiuto dell'opportunità che la decisione ti ha offerto.

La felicità è un lavoro quotidiano, la rosa caduta del deserto.

Canzone da rassegna
Anyway - Paul McCartney, da Caos and Creation in the Backyard