Avere finalmente voglia di scrivere un post. Che faccio?
Un nuovo capitolo delle avventure di Sirio no, che per le cose belle vale la pena attendere. In più, ora che la piccola e letale Marylou sta per partire, Sirio è un po' perso, sperduto di una solitudine già provata in passato. Ho bisogno di tempo per abituarmici, e scrivere di loro.
Apro la finestra e guardo la parete di roccia che si staglia proprio di fronte, il burrone Giovannazzi è a due passi, Lj è lontana, in lontananza i bambini giocano, riconosco le loro voci, immagino il parco urbano, la piazza del mercato piena di macchine e i lavori in corso. Le nonne con le carrozzine, il bar-trattoria-tabacchi-emporio sempre aperto con il cassiere vecchio e balbuziente, la gente cortese, la cassa rurale. Piccolo paese di mezzo hanno provato a portarmi via da te, ma sono tornato, inesorabile come la pioggia. Come l'assenza.
Se chiudo gli occhi riesco a vedervi tutti. Uomini e donne, amici, famiglia, ballerine, avversari, maestri, tutti voi che siete transitati attraverso di me, che mi avete attraversato per un attimo breve delle vostre esistenze. A lungo ho creduto fosse il contrario, di essere stato io ad incontrare, io a lasciare un segno. Quale presunzione! Tutti avete cercato di parlare con me, di aprire il vostro cuore (e il mio). Quasi tutti avete fatto almeno un tentativo, qualcuno di più. Ma io non sono riuscito a darvi niente, o forse troppo poco, nonostante i miei sforzi. Ho fatto quanto sapevo. Ovviamente anche io cercavo qualcosa in voi, ma non ha funzionato. E come la neve al sole, ve ne siete tutti andati, attraversandomi. Acqua che torna al mare, lasciandosi dietro nuovi letti e detriti e dolore.
Ciclicamente ho cercato di afferrarvi, stringendo con forza, ma nel palmo ho trovato solo sabbia. La stessa sabbia che ora scandisce il tempo dentro di me, per ogni granello che scende un ricordo, un'emozione. Una clessidra di eterna nostalgia.
Non conosco il motivo, non so spiegare. E d'altro canto non ho mai chiesto spiegazioni. Sommate tra loro le solitudini, le ho vestite di malinconia. Ho ingannato i ricordi per non sentirli più, la sera, piangere dentro i versi di una canzone.
Apro gli occhi e fisso il soffitto, le travi di legno. Marylou sta per partire, e Sirio non le ha mai detto quanto le piacesse. Non le ha mai detto di come si fosse sempre sentito felice durante tutto il (poco) tempo trascorso insieme. Di come ha sempre adorato quel suo modo cinico e fragile di affrontare la vita, di come gli piacesse vederla ridere, e di come, fin dal primo momento abbia sentito istintivamente di dover proteggere, in tutti i modi, quella felicitá. Ha sempre pensato meritasse di più.
Farewell, deadly little Marylou.
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