E poi.
Poi sono trascorsi dieci anni, o tredici, o poco più. E ancora non sai rispondere a certi occhi.
Non è che non capisci, solo ti perdi. Percepisci di nuovo il rischio di trasformare tutto in un romanzo, di abbandonare la realtà e convertire gli uomini in personaggi, i luoghi e gli odori in atmosfere, di raccontare invece di vivere. Basta uno sguardo, e una promessa, ovviamente, e l'unica soluzione possibile è un altro viaggio immaginario in solitudine. Aggrappato stretto a un filo di lana attraversi di nuovo lo specchio, ti lasci trasportare al largo dalla corrente, privo di volontà.
Che giorno è? La lista di cose da fare è appesa proprio davanti al naso, attaccata al muro davanti alla scrivania dell'ufficio. Non ti dà tregua. Sono tre giorni che non spunti una voce, e le scadenze si avvicinano. Non ti importa, davvero. Mai come ora immagini una vita diversa, lontana da tutto quanto sei stato. Manca davvero poco, pensi. Intuisci ora la necessità di un futuro, di una visione più ampia, di un sogno da realizzare, e non da trascrivere. Di quegli occhi che ti guardano, del suo sorriso mentre dorme.
Appena scriverai un libro ti chiedo se gentilmente puoi scriverlo qua. Correrò in libreria a comprarlo. :-)
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