domenica, dicembre 13, 2015

Considerazioni per un anno nuovo

Capodanno,
Insalata di parole - scrivere senza pensar troppo al risultato, lasciare che i pensieri prendano forma sullo schermo come d'estate, come anni fa - paura e delusione scenari futuri di solitudine e pena, o forse castigo, karma, tikkun, prezzo da pagare, vivere inadeguato. Credersi inadeguato sempre fino a quasi convincersene. Sapere.
La neve diventata subito pioggia. I giorni di festa, il riposo, il giusto e i dubbi delle menti pensanti. La morte evocata da qualche amico di ritorno a casa, una tisana e poco più. Parlare con qualcuno vuol dire toccare sistematicamente i ricordi e inventare buoni propositi, spesso velati di malinconia. Sono stufo - cosa c'è?

Ho capito che guardare davanti a sé è necessario, altrimenti ci si invischia nel rimpianto. Dicono che quando si guarda avanti - puntare al futuro - si ottiene necessariamente un risultato, per quanto banale o insignificante. Ma se mi fermo a pensare, se rivolgo lo sguardo dentro allo specchio cosa vedo? Prende forma e cresce l'idea impopolare, il pensiero anomalo, diverso dai più. Ho conosciuto molti uomini di foggia impopolare, tante eccentriche nuvole col vizio di pensare. Erano, o ancora sono, musicisti spesso, scienziati, o cercatori, a volte attori. Stupendi prototipi mai entrati in produzione seriale. Tutti accumunati da un unico sguardo, lo stesso sguardo che vedo dentro lo specchio. Insoddisfazione, inadeguatezza. Il riflesso di un cervello cosciente è un'infinita tristezza.

Immaginare implica invece una prospettiva futura, creativa. La forza di questo tipo di ancora, la sua efficacia nel superare l'idea impopolare mi inquieta. Basta davvero così poco? E basterà per non farmi odiare? Basterà per questo nuovo anno che sta per iniziare? 

Buona vita, si naviga a vista.



giovedì, maggio 14, 2015

Ritratti #0 - La galleria delle nuvole

Ci sono persone importanti. Presenze fondamentali, inconsapevoli responsabili della costruzione o della scoperta del nostro sé più profondo. A volte ci accompagnano per lungo tempo, scavando lentamente, come l'acqua di un fiume sotterraneo, un solco invisibile nel nostro animo. Altre volte, in un attimo improvviso si manifestano lungo la via, ci rimettono in discussione, sradicando le nostre radici, demolendo i nostri ripari come un terremoto inaspettato causato dal batter d'ali di una farfalla, prima di sparire per sempre. Come le nuvole.

Oggi mi siedo alla scrivania e i volti mi sommergono. Poco importa che sia l'anniversario di una scomparsa - la celebrazione di un'assenza - a scatenare l'onda di ricordi. Inizio a vederli tutti in fila per salutarmi, come nelle pagine finali di un fumetto, o nell'ultimo episodio di una serie televisiva, dove il cast si congeda dal pubblico, crogiolandolo nello spleen.

Con loro ho pianto, ho lottato, scambiato un tramonto per una poesia, condiviso le debolezze e con qualcuno ci siamo pure presi a botte: sono i miei eroi, i miei "uomini e donne illustri". Vorrei avere con me delle fotografie, un'immagine fisica per un ricordo, non quella robaccia digitale che satura gli schermi dei telefonini. Ma non ne ho. E quelle mentali svaniscono piano piano. La memoria, è un titano volubile, a seconda del corso degli eventi tende a girare a vuoto, restituendo sempre le stesse immagini - Che anno era? Quanto tempo è passato? Chissà che fine ha fatto... - Come è possibile dimenticarsi di qualcuno che in un preciso momento della vita ha rappresentato tutto, ha cambiato tutto, ti ha fatto scegliere.

Con questo post inizio a recuperarne i ritratti. O forse a dimenticarli definitivamente, appesi alle pareti della mia personale galleria, illimitata e periodica, rannicchiata tra le pagine di un blog.

La galleria delle nuvole si popolerà presto.

mercoledì, marzo 18, 2015

Calendari e tarocchi

Sirio è solo stanotte perché ha salutato Cloe sulla porta di casa, e camminato per ore.
Il cielo vuoto della città, le strade cupe, spaccate. Le corti anguste, gli androni dai riflessi sinistri accompagnano i suoi passi. Ci ha sperato davvero questa volta, ma il suo desiderio d'affetto, più che d'amore, lo ha tradito di nuovo.
Arriva a casa poco prima dell'alba, la grande campana del duomo batte tre colpi, vecchi muri di pietra, gli alberi del cortile come osti in piedi dietro al bancone aspettano pazienti la sua richiesta d'aiuto, i rami più alti catturano la prima luce piena del mattino.
Siede al bordo del letto, incerto. Si sente rifiutato, ferito, ma ha imparato ad accogliere il dolore e a esercitare il distacco. Passerà il tempo e vincerà su tutto, pensa. Solo gli è molto difficile lasciarla andare, ma ce la farà. Questa volta ha giocato pulito, a carte scoperte, si è messo completamente a nudo, e più che il rifiuto brucia l'indifferenza.
La stanza vuota amplifica i suoi pensieri, i dettagli vengono meglio risolti, è una stanza piccola, uno specchio enorme sulla porta del bagno e una finestra dalla simmetria imperfetta.
Il matto, l'appeso e il fante di cuori.


martedì, marzo 17, 2015

Hands of time

"...A volte le navi naufragano in mare, ma molto più spesso navi e uomini naufragano in terra"

Sirio tornò a casa, insicuro e in preda ai vecchi fantasmi di un passato che non riusciva a lasciarsi alle spalle. Il grande incontro è domani.
L’acqua calda gli scottò la pelle quando si infilò sotto la doccia, lasciandola scorrere sul viso, a bruciargli le palpebre mentre sopportava il dolore con le mascelle tese e i muscoli contratti, nel calore umido che l’asfissiava, reprimendo la voglia di gridare, di ululare la sua solitudine.
Prima di coricarsi alla luce di una piccola lampada iniziò a scrivere sul suo laptop, le dita scorrevano con veemenza da un tasto all’altro, la sua storia fluiva rapida sullo schermo dandogli modo, forse per la prima volta, di ammirare tutta la faccenda da fuori, di rivivere sotto l'occhio della mente l’istante fuggevole; così vide Tabita e il suo fantasma che vagava nella solitudine di quella mente, vide Marilou, e la sua voglia di vita, Kay e il suo lavoro privo di compromessi, vide la grande balena bianca e la sua sicurezza, vide se stesso, saltimbanco per il miglior offerente. 
Sorrideva ancora, disperato e amaro quando si addormentò.

venerdì, gennaio 23, 2015

B'Day

"Domattina, di notte, si parte". 
Per l'ultima volta verso il paese delle mele - penso - Almeno con questo stato d'animo e intenzione - spero - Almeno per ora - commento tra me e me.

Arrivo all'incirca 350/400 chilometri dopo,  quando le strade principali del paese sono di nuovo libere dalle auto, e dai bambini, sciolte dai piccoli ingorghi davanti alle scuole e agli uffici. Lavoro tutto il giorno. La sera, ancora intontito, mi attardo tra via Verdi e stretta Rialto in cerca di qualche anima amica dal passo incerto. 

Gaetano mi invita per una birra, come ai vecchi tempi. Il Bar della Corona non è cambiato. E tra un ricordo doppio malto, e qualche sciocchezza non filtrata, senza preparazione si arriva al piatto dei bilanci, con speck e formaggi. Mi fa - "Se non altro non mi sono annoiato. Certo. Non posso dire di essermi sempre divertito, ma di sicuro non sono diventato uno che aspetta di finire per poter fare altro la sera". -  Un ombra lieve deve avermi coperto il volto. 

Ho pagato il conto e sono ripartito verso casa. Tra poche ore saranno trenta, e come ogni giorno, ogni notte, aspetto di finire per poter far altro. Da quando ne ho coscienza vivo per poter far altro, per voler far altro. L'illusione di un futuro non scritto si paga in ore e in pensieri felici. Si paga in assenze, in risposte trovate sui necrologi alle nostalgie per i compagni di giochi, in telefonate dagli ospedali, nei "tutto bene" ripetuti come mantra senza convinzione né significato. Si paga correndo disperatamente contro il tempo, e in definitiva contro se stessi e l'infinita vanità del tutto. 

Ho imparato ad andare sempre avanti. A cercare i conigli dentro i cappelli, a non lasciare l'ultima parola non detta, a non darla vinta al silenzio, o, in sua vece, a quel rumore di fondo, sordo, fatto di autostrade, ferrovie e camionabili, che riempie le notti delle vallate. Durante quelle notti ho immaginato un filtro passa-alto per i momenti perduti, che lasciasse passare esclusivamente i ricordi di quel che nella vita supera una certa intensità emotiva, eliminando la noia e le ore di sonno. Di giorno ho imparato a incamerare le colpe e incassare in anticipo le assenze. Ad ogni debito ho intitolato un circolo poetico "il divan dei pareri", per ogni ritenuta ho versato un bicchiere di vino, spingendo felice il macigno sul mio cammino. Alle fine devo, immaginarmi felice - credo - Domani, di nuovo, si parte.