venerdì, gennaio 23, 2015

B'Day

"Domattina, di notte, si parte". 
Per l'ultima volta verso il paese delle mele - penso - Almeno con questo stato d'animo e intenzione - spero - Almeno per ora - commento tra me e me.

Arrivo all'incirca 350/400 chilometri dopo,  quando le strade principali del paese sono di nuovo libere dalle auto, e dai bambini, sciolte dai piccoli ingorghi davanti alle scuole e agli uffici. Lavoro tutto il giorno. La sera, ancora intontito, mi attardo tra via Verdi e stretta Rialto in cerca di qualche anima amica dal passo incerto. 

Gaetano mi invita per una birra, come ai vecchi tempi. Il Bar della Corona non è cambiato. E tra un ricordo doppio malto, e qualche sciocchezza non filtrata, senza preparazione si arriva al piatto dei bilanci, con speck e formaggi. Mi fa - "Se non altro non mi sono annoiato. Certo. Non posso dire di essermi sempre divertito, ma di sicuro non sono diventato uno che aspetta di finire per poter fare altro la sera". -  Un ombra lieve deve avermi coperto il volto. 

Ho pagato il conto e sono ripartito verso casa. Tra poche ore saranno trenta, e come ogni giorno, ogni notte, aspetto di finire per poter far altro. Da quando ne ho coscienza vivo per poter far altro, per voler far altro. L'illusione di un futuro non scritto si paga in ore e in pensieri felici. Si paga in assenze, in risposte trovate sui necrologi alle nostalgie per i compagni di giochi, in telefonate dagli ospedali, nei "tutto bene" ripetuti come mantra senza convinzione né significato. Si paga correndo disperatamente contro il tempo, e in definitiva contro se stessi e l'infinita vanità del tutto

Ho imparato ad andare sempre avanti. A cercare i conigli dentro i cappelli, a non lasciare l'ultima parola non detta, a non darla vinta al silenzio, o, in sua vece, a quel rumore di fondo, sordo, fatto di autostrade, ferrovie e camionabili, che riempie le notti delle vallate. Durante quelle notti ho immaginato un filtro passa-alto per i momenti perduti, che lasciasse passare esclusivamente i ricordi di quel che nella vita supera una certa intensità emotiva, eliminando la noia e le ore di sonno. Di giorno ho imparato a incamerare le colpe e incassare in anticipo le assenze. Ad ogni debito ho intitolato un circolo poetico "il divan dei pareri", per ogni ritenuta ho versato un bicchiere di vino, spingendo felice il macigno sul mio cammino. Alle fine devo, immaginarmi felice - credo - Domani, di nuovo, si parte. 

1 commento:

  1. Un'ombra lieve deve avermi coperto il volto.

    L'avevo letta qualche tempo fa. Stasera mi è tornata indietro come un boomerang. Doveva essere rimasta intrappolata in qualche recesso della mia memoria.
    Grazie.

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