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martedì, marzo 17, 2015

Hands of time

"...A volte le navi naufragano in mare, ma molto più spesso navi e uomini naufragano in terra"

Sirio tornò a casa, insicuro e in preda ai vecchi fantasmi di un passato che non riusciva a lasciarsi alle spalle. Il grande incontro è domani.
L’acqua calda gli scottò la pelle quando si infilò sotto la doccia, lasciandola scorrere sul viso, a bruciargli le palpebre mentre sopportava il dolore con le mascelle tese e i muscoli contratti, nel calore umido che l’asfissiava, reprimendo la voglia di gridare, di ululare la sua solitudine.
Prima di coricarsi alla luce di una piccola lampada iniziò a scrivere sul suo laptop, le dita scorrevano con veemenza da un tasto all’altro, la sua storia fluiva rapida sullo schermo dandogli modo, forse per la prima volta, di ammirare tutta la faccenda da fuori, di rivivere sotto l'occhio della mente l’istante fuggevole; così vide Tabita e il suo fantasma che vagava nella solitudine di quella mente, vide Marilou, e la sua voglia di vita, Kay e il suo lavoro privo di compromessi, vide la grande balena bianca e la sua sicurezza, vide se stesso, saltimbanco per il miglior offerente. 
Sorrideva ancora, disperato e amaro quando si addormentò.

martedì, luglio 20, 2010

Νόστοι


Entro in doccia che saranno state le 23.00.
Per lavarmi di dosso 6 anni di cattivi pensieri e malumori.
Orror vacui...

Ho finito, sono riemerso, laureato. La nave attraccata può finalmente lasciare il porto, la nebbia si dirada, penso. Ma intanto, restano le ombre. Quella sensazione che negli ultimi anni ha accompagnato la mia vita, prevedendo quell'intreccio di casualità e incontri che mi ha portato a riflettere sull'esistenza, che mi ha condotto in una direzione piuttosto che un’altra, oggi la vedo più chiaramente. L'ombra nasce nel luogo più profondo e nascosto dell'animo, quel nanometro di tenebra incastonato in mezzo allo stomaco che si fa sentire in momenti di grande emozione. Da là si distribuisce in tutti gli spazi, cercando di occupare tutte le cavità, tutti i compartimenti del nostro cuore, tutti i campi di girasole creati dai sogni e dai desideri. L'ombra ci protegge dai nuovi dolori, allevia le nostre percezioni e ci convince di esserci amica, inaridendo la fonte della fantasia e della meraviglia, spezzando il legame con la bellezza e la poesia, ci rende ingranaggi perfetti della macchina sociale. Ingabbiati nelle convenzioni del mondo che ci circonda, ci soddisfa con l'onore, il potere, il prestigio e il controllo sugli altri, mentre ci nega, per sempre, l'amore.


Oggi abbandono la città delle ombre, e cerco disperatamente di ritrovare chi ero prima di entrarvi. Mi aggrappo ai libri che ho letto, i dischi che ho amato, inconsciamente ricerco i passi sottolineati negli anni, mi appiglio a quanto ricordo di quelle scintille, di quelle poesie, le profezie che non capivo, gli imprinting che assimilavo, le parole che mi smossero allora, oserò turbare l'universo? Nelle pagine ingiallite di vecchie edizioni ritrovo i sentieri non intrapresi, nei vecchi diari scritti a matita, nei miei libri di navigazione, gli amori spesso immaginati e a volte vissuti, e per pochi istanti danzo di nuovo con Jenny in un vortice di polvere, passeggio con Sandy per Asbury Park, sussurro dolci parole all'orecchio di Angie, mentre, tra l'erba morta, la notte ci viene incontro bellissima e scalza per insegnarci la nostra distanza dalle stelle. Ridi, ma solo tu mi vedi: è vero, il ricordo è una maniera di modificare il passato, ma riemergere dalla bolla mi ha fatto ricordare chi sono, accogliere lo sconosciuto riflesso nello specchio e cercar il resto nelle nuvole.




Unravel - versione degli Swingle Singers da Ferris Wheel

sabato, ottobre 03, 2009

Down for maintenance

Come riprendere? Due mesi di stop, ho svuotato la tazza, almeno lo spero, la stagione per imparare a guardare è passata anche quest'anno e devo ammetere mai in maniera così improduttiva, almeno per gli aspetti inerenti la guarigione, ma forse era solo la tazza che si stava svutando...

...il Boss, uno stadio intero "working on a dream", in lacrime sull'attacco di Bobby Jean, poi subito dopo, ballare senza risparmiarsi insieme a Maceo in mezzo a p.za Unità, le lezioni di Jojo e il tiro allucinante dei Nerve, i concerti con LTdT e perdersi durante un'esibizione di Julia Kent...

Altre volte ho come la sensazione di perdere la ragione - alte mura ricavate nel fango, quel profondissimo pozzo, scavato con fatica anno dopo anno - d'un tratto il fondo cambia forma e dimensione, smarrisce. La memoria vacilla, le idee ritornano al loro mondo di fianco alle muse e ai sorrisi che odorano di sogno.

...ricordare Miles, salutare Nanda e Nunzio, finalmente leggere tutto d'un fiato "Le Stanze di Mogador", veramente un gran libro, poi rincorrere i professori e procrastinare la laurea, riprendere a suonare davvero e produrre tanta, ma davvero tanta crema...

Riportando tutto a casa, metto a fuoco gli ultimi mesi, le indecisioni, le nuove scoperte e le vecchie paure, fantasmi da un futuro passato.

"Ti vedrò ridere ancora girandomi di scatto, mentre torni a casa, cercando i miei occhi - lasci al sogno il tuo profumo di cantucci zuppi d'amaro, un girasole senz'acqua è il tuo ricordo".
Abi


Canzone del ritorno
Take It To The Limit - versione di Etta James

mercoledì, aprile 29, 2009

Appunti

A casa, lo scorso inverno, tutto quello che ho fatto è stato fissare il tramonto per tre mesi, per qualche motivo, qualche motivo.


se qualcuno passa dalla parti di Trieste vi segnalo...

sabato 9 maggio - dalle ore 20.00 (dopo l'inaugurazione)
teatro Miela, Trieste

TOPOLOVSKA MINIMALNA ORKESTRA (TMO)
esegue

In C
di Terry Riley

Ingresso libero
www.miela.it

"Bisogna essere molto coscienti dell'azione che il suono ha su di noi, il modo secondo cui ci influenza. Non dirsi: faccio questo esperimento perché è nuovo, ma vedere quale effetto esso ha su di noi, dentro di noi. Chi fa musica ha una responsabilità, perché fabbrica le vibrazioni. E' come fabbricare un prodotto chimico, un profumo. I musicisti hanno questa responsabilità: trovare come fare le migliori vibrazioni possibili".

giovedì, gennaio 15, 2009

Ladri di poesie

L'uomo che rubava le poesie ai vecchi cantautori
È rimasto senza fantasia punito dal destino
Coi suoi ricordi chiusi in una scatola
E la memoria persa in un caffè
Chiedeva in giro a tutti che cos'è
Che mi è rimasto se io non so più
Riconoscere i colori della vita
Lì dentro ci sono io

Ieri mi han rubato una canzone la storia di un amore
Se qualcuno la sentisse in giro me lo faccia sapere
Siamo pezzi sparsi di inquietudine
Ognuno cerca quello che non ha
Io so che certe sere canterai
la mia canzone se vuoi tienila tu
Ma ti prego però rendimi il mio cuore
Lì dentro ci sono io


Vittorio De Scalzi

lunedì, dicembre 15, 2008

In absentia

Questo è un post sull'assenza, Morgan e Transformer;
per tutte le volte in cui ci sentiamo vuoti, per quando una carezza non data o un saluto negato fanno la differenza, per ogni situazione in cui pesa più ciò che non dici o non suoni;
per P'dar, Rimbaud e Jean-Paul Sartre;
per gli anni perduti, gli amici dimenticati e tutte le slick little girls;
per De André, Zawinul e Buddy Miles;
per le storie senza lieto fine, le tesi senza relatore e le notti senza luna;
per Fabrizio De André
per tutti i deserti dove cercare verità più grandi di noi, per le irrisolte domande sulle relazioni umane e per come pensano le donne;
per Fellini, la Bhagavad Gītā, e l'impero della mente
per il peso della morte, la paura dell'ignoto e le fettine di mandarino o di arancia sulle braciole crude di maiale;
per il popolo della mezzanotte, l'idrocodone e le sette stelle dell'Orsa Maggiore;
per Pasolini, Federico Zeri e Paolo Uccello;
per la memoria dei popoli, la giustizia dell'uomo e quella di Dio;
per Christiane Vera Felscherinow, la ferriera e le morti bianche;
per quell'attimo fugace precedente lo smarrimento totale in cui ti sembra di afferrare il senso, per quando il talento incontra l'occasione e per l'amaro Cicerone;
per il surf, Bill Morrison e Decasia;
per la liberazione dall'inganno e dall'errore della superstizione, per i satelliti in cielo e le conversazioni al telefono senza fili;
per Andrew Geoffrey Kaufman, Gino Bramieri e il Coro degli Angeli;
per ogni volta che, odiando la falsità, hai mentito, per quando hai guardato la nave affondare e non hai alzato un dito, per ogni volta in definitiva che ti sei ritrovato su di un balcone sul tetto del mondo...
solo.

sabato, novembre 08, 2008

Desolation Row

Tutt'a un tratto in un innocente venerdì sera di cielo coperto mi vedo riflesso in una lampada blu, figura inquieta dalla faccia scabra con una maglia sdrucita, la barba incolta, accigliato, labbruto, occhiuto, capelluto, due mani, due braccia, un cuore e un sacco di idee per la testa... dovrei studiare, quante volte l'ho già scritto? E quante volte invece sono rimasto a contemplare tutto ciò che mi resta in una foto, e cantare tristi canzoni di tramonti sulle rocce, canzoni d'amore e d'altre storie mentre cammino per i vicoli di questa piccola città ingrata e masochista. Ho la scrivania piena di fogli d'appunti, il mac sempre acceso a ricordarmi la gioia nascosta nel cuore, algido disordine di carte ammucchiate, vestiti smessi e le lezioni di regia di Ejzenštejn; mi immagino momenti differenti, lontani, caduto in un angolo di tempo ad aspettare il suo arrivo, ci vuole un bel coraggio ad affrontare il proprio demone, qualunque esso sia, per favore metti un altro disco, puoi sentirmi adesso? Mi sto perdendo di nuovo nelle ombre.

Quante settimane sono passate? Come posso tornare al punto di partenza? Sono fuori dal teatro, e cerco l'ingresso dei camerini, ma la porta è chiusa dall'interno, ed io non ho la chiave, e non ricordo più come si sta su un palcoscenico, o dove siano i miei spartiti e mi chiedo: se osassi entrare, riuscirei mai a scendere da quel palco?

Non riuscire a fare le cose più semplici, aver dimenticato che ogni giorno è buono per voltare pagina ed essere migliore, cavolo darla vinta senza combattere, rinunciare a trovare una soluzione, e continuare a dormire vestito sperando che qualcosa, o qualcuno, ti rapisca e ti liberi dai tuoi problemi senza uscita, seduto ad una finestra guardare fuori l'acqua che cade copiosa dalle grondaie e gli schizzi intrappolati nella tela di un ragno bianco e solitario; immaginare che quegli agglomerati di idrogeno ed ossigeno dentro quella tela altro non siano che tutta la tua vita: le speranze e i sogni, come la pioggia, acquistano contorni definiti solo se costretti dentro una prigione sofisticatissima, fossi davvero libero, saresti perso dentro una delle innumerevoli pozzanghere senza importanza che si creano e distruggono in un attimo. Aver paura che quel ragno abbia costruito a sua tela con largo anticipo, sospettare nel profondo dell'animo che in realtà tutto ciò che desideri, le tue massime aspettative, ciò che ami e credi ti renda vivo, non ti appartengano minimamente; vedere, dentro i tuoi occhi lucidi, tutta l'assurdità, l'orrore dell'esistenza - d'un tratto ricordi a fatica i bombardamenti, gli aerei militari passare rapidi sopra la tua testa mentre scoprivi la speranza nascosto dentro una coperta, o fuggivi nel tuo bosco segreto a sbattere padelle contro padelle per non sentire i boati delle esplosioni oltre la collina - vedere le risate di quel bambino sbriciolarsi dentro la memoria e scivolare, insieme alla pioggia, via da quegli occhi delusi.

"Con stridio gli uccelli fuggono nel cielo nero, la gente tace, il sangue mi duole nell'attesa"
Meša Selimović

martedì, settembre 16, 2008

So long Richard

Ieri notte stavo mentre correggevo le bozze di questo ultimo anno rileggendo i vecchi post; come nei film ho rivisto i luoghi e i volti, spesso ho ritrovato le stesse emozioni e a volte mi sono stupito non riconoscendo me stesso nelle parole scritte... poi, mi sono imbattuto in una storia che avevo dimenticato, mi ha scosso oltre il ragionevole - è spiazzante come spesso siano le verità più evidenti, quelle che vengono rimosse con più facilità - i profeti non li ascolta nessuno, nemmeno loro stessi.

Ieri notte non riuscivo a dormire.

Ieri notte ho letto di un grande concerto nel cielo, per noi e per loro... ho tirato fuori dallo sgabuzzino un vecchio vinile, ho chiuso gli occhi e, commosso, ho preso posto. Standing ovation.

"And I am not frightened of dying. Any time will do, I don't mind. Why should I be frightened of dying? There's no reason for it. You've gotta go sometime."
"I never said I was frightened of dying."

Ieri notte ho smesso di pensare a me stesso.
Ieri notte sono andato a dormire senza prendere decisioni.

martedì, agosto 26, 2008

Pensieri persi

Giorni di fatica, di case ridipinte, candele colate e nuove ripartenze tentate...

Cosa si fa quando non hai le parole per urlare la tua pena e il tuo dolore? Come riflettere, produrre pensieri nuovi, e non poterli far uscire dalla stanza incandescente? Come affrontare una crisi senza rivelarla? Come liberare il proprio futuro dalle pieghe di un'esistenza in qualche modo già scritta, già prevista? Come scegliere cosa essere quando sei schiavo del tutto o nulla?

Oggi ho camminato inutilmente in mezzo alla gente, alla ricerca di qualcuno che non c'è e non ci sarà... le occasioni non ritornano - giochiamo una partita senza regole dove il finale non è previsto - ho difficoltà a concentrarmi, troppe possibilità si fondono nel crogiolo del mio essere, troppe realtà, troppe voci a cui rispondere, troppe informazioni da processare, e troppi me stesso da diventare.

Penso al cielo sopra di me, alla pioggia assente, ricordo un tempo che non ho vissuto. Non avrei mai voluto rivederti, ma siamo amici, o almeno credo. Vorrei che piovesse di nuovo, vorrei poter lavare via la colpa di oggi e gli errori di ieri, ritrovare il paradiso che una volta immaginavo e ora invece appena sospetto, vorrei abbracciarti come non ho mai fatto e riparare quel po' di felicità che bastava a nutrirci. So di aver voluto, so di aver provato, ma sei tu che ho perduto...

Lentamente coricarsi, con in testa le parole di Elisabeth Bishop, Un'arte

Musica per domani

venerdì, gennaio 04, 2008

Stuck in...

Sicuramente fraintendimenti e lungaggini combinano forse più pasticci che non astuzia e cattiveria.

Tutte le volte che sto per intraprendere il viaggio è lo stesso, la pallida patina opaca della vita stanziale che di colpo sembra vuota eppur così difficile da abbandonare, la voglia di ripetere esperienze dimenticate e di rimettersi in gioco, il bilico tra titubanza ed eccesso, tra vecchie malinconie e nuove sfibranti passioni... ecco tutto questo mi sommerge ad ogni saletta d'attesa. Domani ricomincia a girare la grande ruota, e sarà la volta decisiva, anche se "essere incompresi è il nostro destino"...

Canzone per darsi forza
Get Up Off A That Thing - James Brown, At Studio 54

martedì, gennaio 01, 2008

Buon Anno

Primo post dell'anno nuovo con un augurio tratto da una antica preghiera Cherokee:

"Oh Grande Spirito,
concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare,
e la saggezza di capirne la differenza".


Canzone di inizio anno:
Somethimes - Ray Wilson, da The Next Big Thing

sabato, dicembre 29, 2007

Moon River

Cosa ci spinge a prendere una decisione piuttosto che un'altra, cosa cambia nel nostro sentire quando facciamo finalmente la scelta che continuavamo a ritardare?

Stasi, assenza di movimento distingue questi ultimi giorni dell'anno, come a bilanciare il disequilibrio causato da troppa frenesia nervosa - attendere dopo un triste inverno il ritorno di gioia e speranza - nel cuore, nel ritmo sbilenco e zoppo, trovo una strana forma di felicità, una felicità sposa di tristezza. E questa consapevolezza è come se desse levità alla mia mente, tanto leggera sì da staccarsi da terra e dalle altre persone, volare solo, cantando una canzone che riguarda la vita in questo mondo e in quel mondo-altro dove si va quando si dorme o si viaggia

- la realtà esterna si dissolve nelle impressioni sensoriali, che si accavallano e si smorzano, tutto quel che vedo inizia a sfaldarsi, e come da un faro sul mare notturno, piccole possibilità alternative di come vorrei fosse andata/stia andando illuminano per un attimo una fascia della linea della vita, che subito dopo riaffonda nelle ombre, mentre il raggio di luce passa altrove -

L'aria della casa, affittata oggi al viaggiatore di commercio, domani alla famiglia straniera è ancora impregnata del profumo dell'ultimo ospite. Mi guardo intorno, pronto a ricevere l'ennesima crisi di pianto; teso e inappagato mi incrocio nello specchio e poco dietro il riflesso spunta The Eternals, vedo le ragnatele dietro l'armadio e mi scappa da ridere... la televisione è accesa e passano Colazione da Tiffany: "...non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa..."

Vediamo di celebrare degnamente quest'anno che finisce...

Canzone del giorno
River Deep, Mountain High - Tina Turner, la versione che preferite

sabato, dicembre 22, 2007

Seconds Out


Per tutti gli amici... stanotte LTdT in concerto...

"Com'è incredibilmente bello ed eccitante essere lì sul palco ed avere una storia da raccontare, avere davanti tante facce, cervelli e cuori che sono lì per te. Canzoni vecchie, canzoni nuove, canzoni di sempre, fatte per sognare, per vivere, per sperare o anche solo per non pensare troppo alla faccia dura della realtà.
Con le canzoni che raccontano storie ed emozioni riesco a dare sfogo alla mia voglia di essere nel mondo, di dare un contributo alla crescita anche attraverso il divertimento puro del ritmo e delle note musicali".

Augusto Daolio

domenica, dicembre 16, 2007

Orchestre...

Stasera alle 21 all'auditorium "Zanon" a Udine debutta l'orchestra degli studenti di Udine, che dopo tanta fatica arriva al suo primo (e spero non unico) concerto pubblico. In questi giorni di proteste, preoccupazioni e di tagli in finanziaria, quando una volta di più ci si domanda se la musica sia ancora uno dei fondamenti della vita culturale dell'Italia o solo un dispendioso surplus, e chi vorrebbe farne la propria professione viene continuamente offeso e deriso, vorrei salutare questa splendida iniziativa riportando le parole di un personaggio fondamentale per la cultura musicale del mondo, Josè Antonio Abreu, fondatore di quello straordinario progetto che è l'Orchestra Giovanile del Venezuela "Simon Bolivar":

“La povertà materiale – sostiene Abreu – può essere sconfitta grazie alla ricchezza spirituale. Non tutti i nostri ragazzi diventeranno dei musicisti professionisti. Eppure aver frequentato l’orchestra dona a tutti loro un alto profilo umano e sociale, e questo dono viene dalla musica. La vita collettiva nell’orchestra genera speranza, fiducia in sé stessi e allegria, apre gli orizzonti. Questo sistema, e più in generale l’arte, è il miglior strumento per rompere il circolo vizioso della povertà, perché il bambino povero grazie alla musica si arricchisce spiritualmente. Questa ricchezza cambia per sempre il numero e la qualità delle sue aspirazioni. Un esempio è quello di Edicson Ruiz, passato da un poverissimo quartiere di Caracas al ruolo di primo contrabbasso della Filarmonica di Berlino. Credo che la cultura non sia un prodotto d’élite, di pochi e per pochi. Credo che la maggioranza della popolazione debba avere accesso all’arte e alla cultura perché le nostre società possano umanizzarsi e crescere.”

Ecco, credo che non ci sia messaggio migliore: in Venezuela, paese considerato quasi da terzo mondo, esiste oggi una rete di ben 140 orchestre giovanili e 110 orchestre infantili, che coinvolgono oltre 250.000 giovani musicisti. Alla base la volontà di educare all’onestà e all’amore per la vita attraverso la musica, coinvolgendo soprattutto bambini e ragazzi provenienti da situazioni di grave disagio ed emarginazione sociale.

Per chi volesse saperne di più consiglio lo splendido documentario "Tocar y Luchar" di Alberto Arvelo (già membro della Bolivar) oppure il servizio presente nel n° 18 della rivista Roxy Bar...

Per chi si trova in regione, un invito di cuore al concerto di stasera...

lunedì, dicembre 03, 2007

Corona dell'aurora

E così siamo giunti al capolinea, il Paradiso è infine perduto, stilla un po' di tristezza, piccole lacrime nella pioggia, baci abbracci e una lieve nebbia a calare un sipario sul cuore... lo so non c'è nulla da rattristarsi, ma continuo a pensare ai silenzi lasciati dietro il palco, alle invenzioni, alle battute davanti a una pizza, alla sensazione di dorata eternità e so che nulla me li restituirà; nuove saranno le facce, altre le canzoni e gli sguardi, altro sarò io e probabilmente molto avrò già dimenticato non appena lo stomaco avrà smesso di mortificarmi e le spalle si scioglieranno.

Pensare che non penserò più a te significa pensare ancora a te. Lasciami cercare, quindi, di pensare di non pensare che non penserò più a te.

Massima cinese

Non riesco a trovare l'origine di questa sensazione di inadeguatezza che vivo in questi giorni lunghi e senza parole, o meglio, riconosco la manifestazione di qualcosa che avevo imparato a eliminare, il cui influsso sul mio carattere credevo esser in grado di nascondere... ma forse, dopotutto, anche in questo caso devo essermi sbagliato. Mi sento davvero confuso. Supponendo di non aver avuto le mie grandi aspettative ogni qualvolta mi sia imbattuto in un'anima affine, la certezza di essere stato riconosciuto a mia volta, non riesco a convincermi in modo soddisfacente che mi sarei comportato in modo molto migliore. E poi anche se fosse, nella vita reale le cose non vanno come nei film e nei romanzi.

Canzone per la corona:
Hotel Supramonte- Fabrizio de André, da Fabrizio De André (l'indiano)

venerdì, novembre 23, 2007

Tra una prova e l'altra...

In questi giorni sto sperimentando continuamente diversi approcci alle situazioni conflittuali... l'agire contrapposto all'armonia, il controllo del'ambiente circostante all'autoconrollo. Ora, se da un lato l'importanza del buon senso e la capacità di lavorare all'interno di e in relazione ad un gruppo, mi appaiano sempre più il vero nocciolo delle relazioni (di lavoro), spesso la ricerca ossessiva della determinazione di Una verità, (magari la nostra), l'assunzione della logica e del principio di non contraddizione come baluardo su cui ergersi sono (stati) i veri motori del mio/nostro agire. Non so se sono ancora disposto a combattere contro i mulini a vento, per il puro appagamento di un ego logicissimo ma avulso dalla realtà pratica. L'arte della guerra insegna, dopotutto, che per il vero gueriero la suprema abilità consiste nel piegare la resistenza del nemico senza combattere, non combattere e vincere 100 battaglie.
Il punto è questo, qual'è l'utilità pratica di uno scontro? Qual'è la "finestra terapeutica" di una vittoria in uno scontro?

Non so, ho come la sensazione di aver sprecato tanto tempo prezioso dietro a contenziosi futili, o che comunque non hanno prodotto alcun riscontro pratico...

In ogni caso, ieri è morto Maurice Béjart...

Canzone di passaggio:
Godchild - Miles Davis, da The Complete Birth of the Cool

domenica, ottobre 28, 2007

Finché le stelle non si spegneranno

Risveglio gratificato dall'ora recuperata al sole, faccia persa nello specchio, vedo i segni della notte appena trascorsa - penosa contemplazione di questa figura quasi titanica che va contro i limiti della natura perdendo immancabilmente - il teatro, dove una volta di più non so se è meglio per l'uomo una piccola platea cosciente o l'Hýbris di un vasto uditorio che non segue il significato e non apprezza nemmeno la forma, salvo poi spellarsi le mani e profondersi in apprezzamenti fuori luogo appena fuori i vomitoria per riversarsi infine il locali e bettole di terz'ordine dove perdersi tra un boccale e l'altro; quegli occhi scuri sul balcone, neri come l'onice, lanciati oltre l'oscurità dell'orizzonte; la sorpresa di scambiare quattro parole d'intesa come non mi capitava da tempo, un gioco di allusioni e reticenze lasciate cadere, sciolte in una risata inattesa e per questo ancora più meravigliosa, una piccola luce tornata dalle pieghe di un tempo non so quanto lontano. Cosa resta ora di tutto questo, della sensazione che si prova quando ci si sente dimenticati, quando vedi l'ombra calare sulle parole "non è bello sentirsi soli", quando l'eccitazione prende due anime che al volo si comprendono, anche se solo per un brevissimo istante - una contemplazione ardente e tenace, che non ha un dubbio sulla via da seguire, tutto sembra possibile a chi sente viva in sé l'unità organica dell'universo.

Nel lettore Cantos y Danzas di Manuel Barrueco è ormai finito, studio, viaggio e riunioni ad attendermi. Buon compleanno a Ben Harper.

Pensierino per oggi:


Bonitas et bonum non sunt nisi una bonitas praeter generare et generari;
tamen generare bonitati et generari sunt unum et idem in bono et sunt unum esse, vivere


Canzone del giorno
Atoms of peace - Tom Yorke, da The Eraser

venerdì, settembre 28, 2007

Coliche e disequilibrio

Sono stati giorni di conati e crampi, lunghe pause costretto a letto ed isolamento, (in)sofferenza e appuntamenti mancati. Gli esami sono passati, in questa girandola senza sosta un altro spicchio è stato consumato. Poche novità all'orizzonte, o meglio di tutto ciò che vedo a me davanti, passione e forza sembrano gli unici assenti.

La quinta stagione è ufficialmente trascorsa ma non ne ho saputo trarre giovamento, anzi. Devo aver abusato di nuovo, e un po' ne pago le conseguenze. Vorrei che fosse semplice, davvero. Al diavolo la complessità - oggi non è proprio giornata - le lunghe elucubrazioni e i voli stratosferici dei miei pensieri. Rivoglio la mia digestione, le intese immediate di due sguardi che si incrociano la prima volta e per sempre, la fatica fisica e la sua ricompensa. Rivoglio l'arancione e un briciolo di vita sociale, voglio tornare a guardare nello specchio e riconoscere l'estraneo che ora vedo. Ma ci vuole tempo...

...sale dalla terra al cielo per ricevere le luci dell'alto poi di nuovo scende in terra, riunendo in sé la virtù del superiore e dell'inferiore, perché la luce delle luci è in lui, sicché l'oscurità si allontana da lui...

Canzone del giorno
Lifeline - Ben Harper & The Innocent Criminals, da Lifeline

domenica, settembre 23, 2007

Strange Fruit

Lasciarsi vivere, studio l 'acustica per l'ultimo (finora) degli esami, ascolto la musica di Ghanaba, lavoro con la gente... non so, attendo l'arrivo di qualcosa, o di qualcuno; aspetto una pioggia purificatrice o solo l'ultimo libro sul comodino da leggere.


Il suono dell'acqua non ha né passato né presente.
(Adagio cinese)

Stasera si torna a Trieste. Canzone per il viaggio:
Strange Fruit - Billie Holliday

domenica, agosto 26, 2007

Buon Mattino



...Il libero arbitrio dell'uomo è simile al timone di un veliero, ma la direzione del vento, quella, non può essere modificata...