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lunedì, marzo 13, 2017

Will You Please Be Quiet, Please?


Il sole scompare lentamente dietro le montagne e piccoli pescherecci solcano il mare lenti. Dall'interno del treno sembra tutto un fondale dipinto, non autentico. Sembra di attraversare un mondo che non ci appartiene, distante. Luca parla a telefono con Diana e la interroga sul loro amore.

- Ci credi o no? Basta che mi dici questo. [...] No, no, non ti preoccupare, io domani alle 10 sono fuori dalla stazione. Tu ci puoi essere o meno, io ci sarò. 

Il paesaggio cambia, la luce cala. Stazione dopo stazione, Luca insiste, elenca e almanacca ragioni e speranze, sicuro e fiero di quello che prova. Spesso ride, istericamente.

- Tu non le pensi quelle cose. Assolutamente. [...] Sei una bugiarda. [...] Sei contenta che domani ci vediamo?

Il treno si ferma per lasciare spazio a una freccia. La ragazza dai capelli rossi alza lo sguardo dal telefono e guarda fuori dal finestrino, spaesata. 
Oggi ho lavorato male, affaticato sotto il peso di tante situazioni irrisolte.  Il silenzio irrompe nella carrozza, quel silenzio difficile da tollerare, soprattutto tra persone sedute di fianco, che richiama immediatamente alla mente i vuoti che ci trasciniamo dentro. Fuori è gia buio.
Insomma, a sentire Luca mi chiedo, quand'è che la nostra vita inizia a non essere più la nostra. Perché, tutti o quasi tutti, da un certo momento in avanti abbiamo una vita che non è quella che credevamo, un tempo, di volere? Quando smettiamo di credere ai nostri sogni e lasciamo cadere le nostre speranze? E perché smettiamo di provare a vivere?

Canzone irrisolta
Beautiful that way - Noa, dalla colonna sonora di La Vita è Bella

domenica, dicembre 21, 2008

Primo incontro

Anna.
Direi che il suo nome sia Anna. Giovane, studentessa universitaria molto probabilmente, lettere e filosofia, o qualcosa così, magari viene dalla terra del sole a sud dell'Italia ma studia in qualche grigia città del nord.
Sta sempre al telefono, ogni tanto si lascia andare alla sonnolenza oppure si dedica agli appunti che si porta appresso. Veste un maglioncino a girocollo, diversi tipi di lana tra il rosa ed il violetto chiaro - intanto le città scorrono, il giorno lentamente cede il passo alla sera, e mentre intorno a noi volano i dadi e le carte da gioco una voce registrata annuncia il ritardo con cui sempre si arriva; le lenti scure, che prima coprivano le occhiate che lanciavo fugaci ai suoi seni e alle sue labbra carnose, con cura trovano spazio nel taschino della giacca, lasciando intravedere tutto il mio imbarazzato interesse - che lascia intendere forme generose e una dolcezza celata malamente sotto quell'espressione da dura e una quasi impercettibile aura di rame dietro il suo sguardo, come i capelli, naturalmente scuri e allo stesso tempo accesi da squarci di colore.
Ora i nostri occhi si incrociano, e sento di entrare più in profondità ad ogni contatto. Di colpo conosco ogni singolo atomo del suo essere.
Ride.
Do fondo a tutto il mio repertorio di battute carine e conigli dal cilindro, lei risponde compiacendosi anche oltre merito delle mie uscite, allo stesso tempo mi scruta e legge dentro di me. Ogni tanto mi sfida, giocando sulle imposizioni che ci legano ai nostri ruoli, e io mi lascio trasportare nelle pieghe dei suoi desideri, in quegli occhi, caldi e avvolgenti come una tazza di cacao bollente, che guardano dentro i miei, ci vedo un luogo migliore, finalmente libero, dove rivelare tutti i miei segreti più nascosti cantando stupide canzoni romantiche dal finale aperto.

lunedì, novembre 03, 2008

Digressione

Non si dovrebbe mai ritornare sul luogo di un delitto d’amore, soprattutto se sono passati solo pochi mesi. Soprattutto in una storia senza trama, un collage di incontri casuali e fortuiti, ma sempre più desiderati. Non si dovrebbe mai tornare in scena, quando gli applausi sono terminati. Ma con che faccia rispondi di no a chi con due occhi e un'espressione sola ha avuto il potere di farti scalare il K2, facendoti credere che il freddo e il vento fossero respiro di donna?

L'impotenza dell'essere umano di fronte alle vicissitudini sentimentali è patologica e insita nel nostro DNA insieme alla delusione, alla solitudine, al rancore e al rimpianto. Ma era la sua voce da Lady Lou, tagliente come uno scoglio, che mi restituiva l’accento aspro dei viennesi, il sogno rauco del Danubio, l’intimità indenne di due che si sono amati. Quindi rispondo "ci sarò", e mi appresto a cadere in quel groviglio di emozioni controverse senza lieto fine che mi assale ogni volta che ho accettato di credere di nuovo a Nanà...

Mi scruto l’espressione da cantante mariachi nello specchio della toilette della cuccetta diretta verso Vienna e mi chiedo cos’è rimasto di quel musicante da 3 soldi che parlava alla luna.
Il tempo che fa germogliare e verdeggiare un seme è lo stesso che sbiadisce e rinsecca la pianta nata da quel seme. E le estati passate, le nostre risate, sono già un ricordo balbettante, e poi neanche più un ricordo, solo un’ombra fredda: giorni di un futuro passato.
"Mi riconoscerai?"

venerdì, aprile 25, 2008

Almanacco del giorno d'oggi - Giorno I

Primi giorni a Praga... oggi piove. Se ne riparla tra un po'

martedì, marzo 18, 2008

Una storia

c'è solo un po' d'amore, che mi è rimasto qui...

Ieri notte tornavo a casa stanco, l'umidità degli ultimi giorni ha ceduto il passo e le ombre si sono riprese la loro città. Piove.
Attendevo paziente dentro l'autobus, quando la testa ha iniziato a pulsare: prima un battito regolare, incessante, poi d'improvviso uno sfregio rosso in campo verde, un amo conficcato nella materia grigia che ne rompe la quiete e ne perturba i campi magnetici, un avviso del dolore che si insinuava ancora, l'annuncio disperato di una storia che reclamava a gran voce di non essere dimenticata... così sono corso a casa fino a scaricare sulla tastiera ogni sillaba, ogni lettera di questa storia senza tempo e senza nome, una storia di distanze e simmetrie, di sottili leggi sottese ed invisibili, di due anime che si rincorrono, o meglio che percorrono nello stesso momento una parte del loro sentiero...

"Y e X. Sirio vive nella città delle ombre, Tabita abita la frenesia. Si incontrarono stranieri al cospetto della Luce, e per diverso tempo sarebbero rimasti tali, troppo diversi, sebbene così simili. Sirio è incerto di se stesso, ma non lo dà a vedere, agli occhi del mondo viaggia senza freno verso il successo ed il futuro, solo di tanto in tanto qualche anima sensibile o qualche attento osservatore, inquadra la profonda solitudine dei suoi occhi; Tabita invece è confusa, e non fa nulla per nasconderlo, quello che nasconde, sotto chilometri di risate e litri di sudore è una velata tristezza che la assale ogni volta che si ferma a pensare.
La prima volta è
Sirio a notarla, certi occhi, non passano inosservati, ma è distratto, incompleto, non riconosce la simmetria dei loro sguardi, e forse è ancora troppo presto. Un anno dopo è Tabita ad accorgersi di lui, e questa volta è tutto perfetto, luoghi, tempi ed intuizioni: leggere l'altro per chiarire se stessi. Sirio e Tabita iniziano a capirsi, a completarsi. Salpano insieme verso la Luce, per la prima volta la loro esistenza appare piena di senso, si sostengono l'un l'altro, superando i rispettivi fantasmi passati, lui nella disperata dimostrazione della propria intuizione, lei concentrata sulla propria visione del mondo, che non era quella di Sirio, ma che purtroppo si nutriva della stesa desolazione. Così, durante il viaggio, distanza e desolazione iniziarono a separarli, permettendo alle ombre e a frenesia di riprendersi il loro spazio nelle vite dei viaggiatori. Nessuno dei due ebbe abbastanza forza e volontà per poter interrompere la partita invisibile giocata da distanza.
Sirio iniziò a dubitare, Tabita semplicemente sparì inghiottita dal vortice di frenesia.
Passò un altro anno, o poco meno, e ancora la magia si ripeté, e così molte altre volte, sempre uguale a se stessa fino a quando
Sirio smise di cercare la Luce, e Tabita; lentamente, od ogni nuovo incontro, dentro di lui prendeva forma la paura. Paura di ritornare alla solitudine in agguato dietro le parole prima e dopo - troppe parole tristi nelle canzoni - paura di non poter più sopportare le emozioni provocate dal gioco di distanza, paura e vergogna di se stesso, perché era sicuro che tra i due punti determinati dal caso e dal tempo, lei l'aveva amato, senza dubbio. L'aveva fatto nella sua maniera risoluta e vitale, egoista, con quella traccia di tristezza inconsapevole nelle pause. Con i modi appresi da frenesia, ma sì, l'aveva certamente amato. E lui pure aveva amato lei.
Non se lo erano mai detto, tanto grande era la voragine dentro di loro che non sono mai stati in grado di rischiare, e ogni incontro non ha mai aggiunto nulla alla magia di quella prima volta."


Siedo davanti alla finestra, guardo le stelle e il riflesso distante del faro che profila la ferriera - allegorie di certezze che diverranno tali solo molto tempo dopo - e mi chiedo: saremo ancora in tempo?

Canzone
Fammi vedere tu - Roberto Vecchioni, da Blùmun

venerdì, marzo 14, 2008

Messaggi di tempo

A little piece of something, falling gently down, down, down...

Non so cosa sia, magari non voglio neanche saperlo, però ogni tanto accade, di ritrovarsi a bocca aperta, come di ritorno da un altro luogo o da un altro tempo; recuperare lentamente l'autocoscienza e nel mentre, non poter dire nulla, solo lo stupore stampato su un sorriso sgomento e bambino.
Ieri sera, un concerto devastante, da spelarsi le mani dagli applausi, due veri talenti sul palco, splendida musica, una sala accogliente, l'energia etc... - la cosa terribile della musica, come qualcuno ha detto, è che, dopo averla ascoltata, niente ha più senso, perché niente, ma proprio niente resiste quando si esce dalle sue meraviglie. Tutto appare degradato, inutile, banale rispetto a lei - ma non è stato questo o meglio non solo. Così è iniziato...

I'd rather be beside you, Everything we know so well
Tell me what you feel now, Show me what you think of it

Metropolis e Marzabotto, le speranze di inizio secolo, e le memorie delle sue sconfitte... ancora nebbia, sospinta da una leggera brezza gelida, inonda le strade e le piazze, rapida carica di elettricità i suoi occhi, di nuovo i suoi occhi, dove tutto ha inizio e fine... e allora un altro giorno lungo e piacevole, fatto di lunghe passeggiate per città deserte - non un suono, non un fiore, nel silenzio della notte - e cacce al tesoro immaginarie, di conversazioni e affinità scoperte in un gesto, in una frase, in un battito di ciglia; di nuovo trasporto, terremoti interiori, vulcani accesi sotto lo strato dell'epidermide e piccole tempeste a far ribollire il sangue nelle vene... ancora sospensione, imbarazzo e il senso di incompiuto di una dissonanza non risolta, di nuovo partenze, scene da film sul marciapiede del binario 6 e lunghi viaggi solitari attraverso questo paese dei campanelli.

Tra le mani, un bicchiere di Brugal, la schiena contro le pietre erose da cinquecento anni di vento, sole e nebbia, rimasi un momento immobile, a guardare il panorama oscuro che mi circondava. Passato e presente nei miei ricordi futuri. Siamo il risultato di regole nascoste, della direzione del vento, e, in minima parte, del nostro timone.

It's not about pain we always feel, I know we have our problems But we're not the only ones

Certe volte, in casi rarissimi, ci imbattiamo in persone straordinarie, così eccezionalmente grandi, da riuscire con facoltà inesauribile a mettersi, senza rinunciare a nulla, all'altezza di qualsiasi interlocutore. Un sorriso particolare, ironico e allo stesso tempo affettuoso, introduce un volto che tutti subito, istantaneamente, si sentono in dovere di adottare, di proteggere, e che ricambia, dando importanza agli oggetti e alle persone con cui viene a che fare, seducendole, semplicemente col racconto di qualcosa di loro interesse, con silenzi ed elegante disinvoltura.

It's not about you it's not about me, It's not about anger It's more about the loneliness we feel

Come in un quadro divisionista, macchiaolo e forse pointillista, sicuramente dada, i ricordi di questi giorni di linfa vitale son come piccole gemme incastonate in una tela, colori, lasciati dagli attrezzi più disparati; oggi mi sembra di non cogliere appieno le simmetrie, sono ancora colpito dal colore, dall'intensità, ma forse sono ancora solamente troppo poco distante.

Canzone tra le righe
Not About Us - Ray Wilson, da Live & Acoustic

domenica, gennaio 27, 2008

Musa Indifferente

Continuo a mischiare sogno e veglia, realtà e fantasia, a ripetere gli stessi errori ed analizzarne le conseguenze nella stessa maniera, le parole si ripetono, un continuo deja vu di concetti ed immagini, come se le mie cellule grigie non fossero in grado di produrne altre... e tu, mia Musa indifferente continui a giocare con la mia vita, lanciando inconsapevoli esche alle quali io, romantico idiota, languido perdente, o solamente giovane-triste-cuore-innamorato, continuo ad abboccare, oramai neanche più del tutto inconscio della prossima e quasi certa caduta, ma non per questo immune ai tuoi richiami; mi guidi in percorsi già battuti, e io mi accartoccio quando, caduto nella stessa buca, volta dopo volta, maledico e ringrazio il mondo e la mia condizione di credulità perenne ed infinita, con i suoi viaggi cerebrali e i sogni da romanziere di terza categoria.

Oggi mi sono alzato tardi, ma dopotutto ieri ho atteso invano chi sapevo non sarebbe giunto, ma che importa, la mia Musa deve amarmi, perché tutto intorno a noi è bellezza e pieno del lavoro di amore; e come potrebbe essere diversamente, dopotutto come potrei io non innamorarmi, o non provare amore immortale per la bellezza, potrei odiare J. S. Bach, o smettere di concedere affetto infinito per Wolfang? o per Miles? Potrebbe Lei infine odiarmi? Potrei portarla con me, lungo le frontiere o lungo i litorali, dove si specchia il mio mare turchese senza spiegarglieli e anzi nascondendole il loro significato? Potrei inginocchiarmi davanti alle nostre lapidi senza provare un sorriso amaro e senza versare una lacrima vedendoci infine vicini e per sempre? No, non potrebbe essere diversamente...

Solo che stanotte, dopo aver atteso, ed atteso, ho ritrovato qualcosa, quel po' di paura di non reggere le grandi passioni, quel timore di un amore più grande di me, così puro e vasto da risultare irraggiungibile, e forse più di tutto insostenibile, così centripeto da non permettere altre vie di fuga: se davvero avessi ucciso il mondo per la mia Musa, dove sarei fuggito poi, una volta abbandonato dal suo sguardo? Dove mi sarei potuto rifugiare se avessi appena finito di radere al suolo tutto quanto mi circonda?

Prendere in mano i libri e studiare è difficoltoso oggi, la capacità di attenzione è irrimediabilmente corrotta da queste e altre riflessioni, ma devo andare avanti Lunedì ci sarà il primo checkpoint di questo ciclo di studi, e io sia dannato se prevarranno i controlli inibitori, voglio andare avanti, progredire e non restare bloccato ancora in questa fase G0. Acqua veloce scorre sotto di me, è ora di lasciarsi trasportare dalla corrente lontano dai guai e dalle promesse delle muse.

Ieri per un attimo sono stato accecato dalla possibilità di creare qualcosa con Old Lee, Pan e Uzu, e dannazione tutto si sta concretizzando intorno a me e vorrei fare-dare di più, ma la frenesia di vita mia mi conduce sempre lontano dalle cose stabili e durature, la paura della mediocrità che mi spinge a fuggire è sempre bilanciata dal terrore di diventare-essere pazzo; e così mi smuovo e viaggerò ancora, conoscerò altre strade, percorrerò nuove avventure e sarò migliore, solo, in altre terre desolate abitate da giardinieri dal passo incerto, principesse e ballerine, altre saranno le muse e vecchi saranno i miei canti; il cuore dell'uomo è dotato della capacità infinita di dare, ma è pigro, e basta poco per perdere esercizio e lasciare che le nostre emozioni si atrofizzino in una nenia fusion di dubbia creatività, oggi mi sto sforzando di essere una grande sinfonia incompiuta, con tutte la voci orchestrate nella miglior maniera, i soli distribuiti ad hoc, e una solida impalcatura armonica a sorreggere la melodia che sento nel cuore, ma la mia Musa è distratta, indifferente al mio canto, e probabilmente è per questo che la tensione non risolve, lo stomaco non si distende, la musica si interrompe di colpo e il direttore abbandona la scena, seguito in silenzio da tutti gli orchestrali, come negli addii di Haydn...

Canzone che mi ha colto di sorpresa
Something Else - Gary Jules, da Trading Snakeoil for Wolftickets

sabato, dicembre 29, 2007

Moon River

Cosa ci spinge a prendere una decisione piuttosto che un'altra, cosa cambia nel nostro sentire quando facciamo finalmente la scelta che continuavamo a ritardare?

Stasi, assenza di movimento distingue questi ultimi giorni dell'anno, come a bilanciare il disequilibrio causato da troppa frenesia nervosa - attendere dopo un triste inverno il ritorno di gioia e speranza - nel cuore, nel ritmo sbilenco e zoppo, trovo una strana forma di felicità, una felicità sposa di tristezza. E questa consapevolezza è come se desse levità alla mia mente, tanto leggera sì da staccarsi da terra e dalle altre persone, volare solo, cantando una canzone che riguarda la vita in questo mondo e in quel mondo-altro dove si va quando si dorme o si viaggia

- la realtà esterna si dissolve nelle impressioni sensoriali, che si accavallano e si smorzano, tutto quel che vedo inizia a sfaldarsi, e come da un faro sul mare notturno, piccole possibilità alternative di come vorrei fosse andata/stia andando illuminano per un attimo una fascia della linea della vita, che subito dopo riaffonda nelle ombre, mentre il raggio di luce passa altrove -

L'aria della casa, affittata oggi al viaggiatore di commercio, domani alla famiglia straniera è ancora impregnata del profumo dell'ultimo ospite. Mi guardo intorno, pronto a ricevere l'ennesima crisi di pianto; teso e inappagato mi incrocio nello specchio e poco dietro il riflesso spunta The Eternals, vedo le ragnatele dietro l'armadio e mi scappa da ridere... la televisione è accesa e passano Colazione da Tiffany: "...non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa..."

Vediamo di celebrare degnamente quest'anno che finisce...

Canzone del giorno
River Deep, Mountain High - Tina Turner, la versione che preferite

venerdì, dicembre 21, 2007

Frontiere

Voce roca, pensieri distratti, mi alzo tardi e corro a prendere l'ennesimo treno, poi prove, passeggiate in solitaria e la solita routine - ripenso alla notte appena trascorsa, alle lacrime di mio padre per il suo piccolo grande sogno divenuto realtà, la folla inattesa sul confine, la grappa il brulè... credo che qualcosa sia cambiato, davvero.

Canzone per un confine caduto
Make Tomorrow - Peter Gabriel, da OVO

domenica, dicembre 16, 2007

Orchestre...

Stasera alle 21 all'auditorium "Zanon" a Udine debutta l'orchestra degli studenti di Udine, che dopo tanta fatica arriva al suo primo (e spero non unico) concerto pubblico. In questi giorni di proteste, preoccupazioni e di tagli in finanziaria, quando una volta di più ci si domanda se la musica sia ancora uno dei fondamenti della vita culturale dell'Italia o solo un dispendioso surplus, e chi vorrebbe farne la propria professione viene continuamente offeso e deriso, vorrei salutare questa splendida iniziativa riportando le parole di un personaggio fondamentale per la cultura musicale del mondo, Josè Antonio Abreu, fondatore di quello straordinario progetto che è l'Orchestra Giovanile del Venezuela "Simon Bolivar":

“La povertà materiale – sostiene Abreu – può essere sconfitta grazie alla ricchezza spirituale. Non tutti i nostri ragazzi diventeranno dei musicisti professionisti. Eppure aver frequentato l’orchestra dona a tutti loro un alto profilo umano e sociale, e questo dono viene dalla musica. La vita collettiva nell’orchestra genera speranza, fiducia in sé stessi e allegria, apre gli orizzonti. Questo sistema, e più in generale l’arte, è il miglior strumento per rompere il circolo vizioso della povertà, perché il bambino povero grazie alla musica si arricchisce spiritualmente. Questa ricchezza cambia per sempre il numero e la qualità delle sue aspirazioni. Un esempio è quello di Edicson Ruiz, passato da un poverissimo quartiere di Caracas al ruolo di primo contrabbasso della Filarmonica di Berlino. Credo che la cultura non sia un prodotto d’élite, di pochi e per pochi. Credo che la maggioranza della popolazione debba avere accesso all’arte e alla cultura perché le nostre società possano umanizzarsi e crescere.”

Ecco, credo che non ci sia messaggio migliore: in Venezuela, paese considerato quasi da terzo mondo, esiste oggi una rete di ben 140 orchestre giovanili e 110 orchestre infantili, che coinvolgono oltre 250.000 giovani musicisti. Alla base la volontà di educare all’onestà e all’amore per la vita attraverso la musica, coinvolgendo soprattutto bambini e ragazzi provenienti da situazioni di grave disagio ed emarginazione sociale.

Per chi volesse saperne di più consiglio lo splendido documentario "Tocar y Luchar" di Alberto Arvelo (già membro della Bolivar) oppure il servizio presente nel n° 18 della rivista Roxy Bar...

Per chi si trova in regione, un invito di cuore al concerto di stasera...

lunedì, dicembre 10, 2007

Indorare

L'andazzo è quello lento e strascicato di un vecchio blues del delta, non sai dove stai andando, ma riconosci il luogo in cui ti trovi, il che, di questi giorni, è già tanto… continui a camminare, di esami proprio non se ne parla, vedi tanta gente felice, ma non ne trovi conforto: su una ipotetica bilancia, il peso delle ombre che ti circondano prevarrebbe comunque. Hai negli occhi quello sguardo, ti sei svegliato circondato dagli spiritelli – aneme perze - e i ricordi confusi: lei aveva una crostata e due tazze di una tisana alla camomilla, tu affogavi in un americano, o forse si trattava di qualcos’altro, lei se n’è semplicemente andata dalla tua vita…

Camminando più velocemente cerchi, in affanno, qualcosa - ti sta tormentando lo sconforto delle cose remote e la nostalgia prematura di ciò che non conosci – il fiume, le notti d’estate, il calore di un falò, mentre la luna si alzava sopra una ciurma di marinai senza nave. E anche birre ghiacciate e coperte per terra, muretti a secco in rovina, gli occhi persi nel buio della notte che si estendeva verso le Valli, le stelle cadenti e la sensazione di essere a casa, di appartenere a un luogo, seppur a una terra fatta di persone, una terra priva di dimensione…

Le ombre ti circondano, le puoi percepire chiaramente, una pizza indigesta ti restituisce un po’ di rispetto per il tuo corpo e una vecchia promessa ti riporta alla realtà: domani ti alzerai presto e riprenderai il viaggio, continuerai ad aggiungere progetti alla tua agenda e dimenticherai chi sei una volta di più…

Canzone di un giorno perso
Inner Vision - Dave Weckl Band, da Multiplicity

sabato, dicembre 08, 2007

Nausea

Mi sveglio sorpreso... White Christmas diffusa a tutto volume da altoparlanti agli angoli delle strade quest'anno mi ha colto di sorpresa... vuoi perché ieri si è festeggiata la laurea della Barbara, vuoi perché dovrei essere sommerso dallo studio, vuoi perché avevo impostato come sveglia Stimmung di Karlheinz Stockhausen, e Bing Crosby non è proprio la stessa cosa, vuoi perché sta cosa della musica spazzatura diffusa sotto le feste proprio non la capisco, vuoi perché vuoi, mi infilo un paio di scarpe ed esco...

Sempre peggio, i motivetti natalizi si sono nel frattempo fatti più movimentati, tipo Jingle Bell Rock per intenderci, e la gente che calpesta i tappeti rossi stesi sul porfido è già intenta ad accaparrarsi l'acquisto giusto, coppiette migrano da una vetrina all'altra, signore impellicciate escono dai caffè con aria altera mentre i mariti, Corriere e Sole sotto il braccio, discutono amabilmente di borse asiatiche culi sodi di ventenni e degli ultimi sviluppi della crisi in provincia... sto per sentirmi male, un lieve stordimento mi fa vacillare, mi infilo allora in un vicolo alla ricerca di un frammento di calma; macché anche qui filodiffusione a manetta alberelli smunti e tappeti sintetici...

Più per inerzia che per convinzione entro allora in una vecchia osteria tanto, già lo so, ci sarà così tanta gente che dovrò tornare fuori dopo pochi secondi, penso, invece... sorpresa: nessuno, bancone deserto, tavoli deserti, il vassoio con le polpette calde ancora intonso, i giornali ancora illibati, poi guardo l'ora... è ancora presto, mi siedo soddisfatto e mi godo 5 minuti di inaspettata pace e leggo che Karlheinz Stockhausen è morto qualche giorno fa - alle volte i casi della vita mi fanno dubitare - e penso a quanti altri grandi del novecento siano ancora in vita, alla musica d'arte oggi e se ci sia qualcuno dei contemporanei con uno spessore confrontabile a quello di KS e dei vari Boulez, Berio, etc... e non trovo risposta, ma magari sono solo ignorante, poi mi vengono in mente i ragazzi dei conservatori occupati e la loro protesta la situazione della musica in questo paese e non so come mi torna in testa white christmas...

sabato, dicembre 01, 2007

Scritura automatica dopo innumerevoli spritz...

Euforia.
Lieve distorsione distonia muscolare impedente se non un ghigno e un tremolio tutto informe a mantenere una stanca lucidità necessaria e ripeto necessaria anche a chi come me ha da poco superata la linea d’ombra, o sta semplicemente finendo un ciclo. Tutto considerando non siamo che piccole gocce che scivolano su un vetro, la nostra caduta è sostenuta da una forza che non possiamo capire né tanto meno arginare, al limite, nell’unione con altri sperduti, come noi, riusciamo ad accelerare la fine ultima e ricongiungerci con tutta l’acqua che scorre sul pianeta e lo popola delle mille forme di vita che necessitano del nostro apporto per continuare il loro viaggio, Dio come sono stato incosciente per tutto questo tempo, come ho vissuto alla giornata fingendo di capire, come ho deluso e come sono stato deluso; la continua ricerca mi ha in verità procurato una continua amnesia dei ricordi, anche di quelli legati ad un sorriso, non il dolore, non l’angoscia, ma ogni singola nota, ogni singolo verso scaturito da un cielo terso che abitava i miei sogni di poeta bambino al confine del mondo degli alieni, le altre creature dei vetri popolati.

Eppure è strano, e continuo a meravigliarmi, di come i collegamenti in realtà ci riconducano lo stesso al nostro legittimo scranno nel mondo, per lo meno, nell’ esatto istante in cui ne prendiamo coscienza, senza tuttavia essere padroni, assoluti, dei nostri destini, invero prigionieri di stampi ignifughi alle passioni, fatti di silicone, indeformabili per stessa fattura. Libertà, paura di se stessi, e dei nostri riflessi nelle altre persone.

Trovare tutti i pretesti per continuare, nessuna scusa per tornare, ricevere tutte le attenzioni di cui non necessitavamo e restare poi schiavi di questa sensazione di utilità per la vita di chi ci sta intorno, o più propriamente, di chi come noi continua a gravitare intorno ad un universo che centro in realtà non conosce. E riportare tutto a casa per mettervi ordine, i pensieri, gli atti unici, i monologhi. Le delusioni e le conquiste fatte in ore di ospedali e letti mortuari, di canti greci e salette di Aufhebung, di drammi e regine, di santi e peccatori, di santoni e ciarlatani, di uomini nudi che percuotono dei bidoni, di donne-cagne rinchiuse nelle loro gabbie, di isole sognate nel tempo che fu, di struzzi e fagiani, di allodole e scorpioni, di canti e discanti, tatuaggi e illusioni, manifesti e specchi.

Canzone per l'andatura incerta
Sweet Sucker Dance - Joni Mitchell, da Mingus

giovedì, novembre 15, 2007

Canzone per l'autunno

Trovare nuovi stimoli, tutto ciò che so e che più va avanti il tempo, più mi dimentico delle cose che passano, e passo i giorni a memorizzare quello che prima avevo pensato, continuo a rimuginare su quello che accade nella vita, e cercare il significato nascosto che mi sfugge, tanto domani lo avrò dimenticato.

Ieri ho camminato a lungo da monte a monte, su per il bosco cittadino fino all’orto botanico, poi giù per via Crispi e ancora fino a casa; è un peccato che riesca e trovare serenità solo isolandomi dal mondo.

Trovo che i miei giorni siano una successione di eventi del cuore, del corpo e dell’anima, oggi iniziamo le prove col trio, sono molto fiducioso, e la piccola sgangherata orchestra, l’arpa e la chitarra, ho riempito i giorni di ciò di cui mi ero privato nella pericolosa contemplazione della propria inadeguatezza. L’esame è andato e – come prevedevo – mi sono dovuto ritirare, non sono giorni produttivi per la conoscenza, e Dio solo sa il perché, con tutta la voglia che avrei di impadronirmi di termini e nozioni per leggere la malattia. Ho voglia di rimettermi a correre, dannata pigrizia di chi non sa oziare, è pazzesco! Versi composti in treno…

Piccola regina di spade, che mi scruti dal crocevia, offri un po’ di sollievo
Nel tuo regno del desiderio mi sento soffocare, lasciami andare

Ho voglia di correre fino a vedere le piramidi e dedicarti una canzone

Prova a non respirare, ce la fai?



Canzone del giorno
My idea of Fun
– Dolittle, da Hello to the Fortunate Few

domenica, ottobre 28, 2007

Finché le stelle non si spegneranno

Risveglio gratificato dall'ora recuperata al sole, faccia persa nello specchio, vedo i segni della notte appena trascorsa - penosa contemplazione di questa figura quasi titanica che va contro i limiti della natura perdendo immancabilmente - il teatro, dove una volta di più non so se è meglio per l'uomo una piccola platea cosciente o l'Hýbris di un vasto uditorio che non segue il significato e non apprezza nemmeno la forma, salvo poi spellarsi le mani e profondersi in apprezzamenti fuori luogo appena fuori i vomitoria per riversarsi infine il locali e bettole di terz'ordine dove perdersi tra un boccale e l'altro; quegli occhi scuri sul balcone, neri come l'onice, lanciati oltre l'oscurità dell'orizzonte; la sorpresa di scambiare quattro parole d'intesa come non mi capitava da tempo, un gioco di allusioni e reticenze lasciate cadere, sciolte in una risata inattesa e per questo ancora più meravigliosa, una piccola luce tornata dalle pieghe di un tempo non so quanto lontano. Cosa resta ora di tutto questo, della sensazione che si prova quando ci si sente dimenticati, quando vedi l'ombra calare sulle parole "non è bello sentirsi soli", quando l'eccitazione prende due anime che al volo si comprendono, anche se solo per un brevissimo istante - una contemplazione ardente e tenace, che non ha un dubbio sulla via da seguire, tutto sembra possibile a chi sente viva in sé l'unità organica dell'universo.

Nel lettore Cantos y Danzas di Manuel Barrueco è ormai finito, studio, viaggio e riunioni ad attendermi. Buon compleanno a Ben Harper.

Pensierino per oggi:


Bonitas et bonum non sunt nisi una bonitas praeter generare et generari;
tamen generare bonitati et generari sunt unum et idem in bono et sunt unum esse, vivere


Canzone del giorno
Atoms of peace - Tom Yorke, da The Eraser

venerdì, ottobre 19, 2007

Ostinato

Così tante cose successe e così poco tempo da dedicare al blog... insomma. Here I was, sommerso dalle scartoffie di segreteria, poi a mettere apposto appunti su appunti, continuare la practice dello strumento e tenere d'occhio il calendario per prove concerti... ecco domenica gran bella festa al Cormor Salvadi, con Leo la Bande Garbe LTdT e tanti altri amici, poi di nuovo le ombre a tormenatre la settimana... piccoli tunnel di luce si stanno aprendo come uno scolapasta davanti ad un riflettore, per la prossima settimana consiglio vivamente a chi è in cerca del proprio Paradiso perduto di fare un salto al San Giorgio... fatto

Ora di nuovo respiro - profondo - e inizio a ricordare le sensazioni provate stasera alla chiusura di Contemporanea 2007... che serata! Musica contemporanea d'arte (eh eh eh) veramente di altissimo livello, quasi al limite tecnico degli strumenti presenti e una vera goduria per i fortunati presenti in sala, il tutto introdotto da una chiacchierata veramente godibile e piena di spunti di riflessione da portare a casa, dalla difficoltà di una definizione dello stato della musica oggi, alla certezza della forza del nostro orecchio, figlia della sovresposizione multilinguistico-culturale sonora dei nostri giorni frenetici... pensierini distratti prima di andare a letto.

Il libro sul comodino è "Cronache del Rum" di Hunter S. Thompson, nello stereo gira il nuovo disco dei Radiohead (bellissimo!), sul tavolo mi aspetta il Robbins e nello zaino tanta nuova musica - domenica si torna a prendere il treno che corre verso Ponente e un altro tassello va al suo posto.


Canzone per il viaggio di domani l'altro
Flower's Grave - Tom Waits, da Alice

martedì, settembre 18, 2007

Intervallo

Pioggia e vento. Attesa - sensazioni di complessità insensasata - lunche pause... come se nel ragionamento, un estraneo volesse rimarcarne l' assenza sottolineandola frase dopo frase; la città delle ombre.

Molta confusione, volti di donna mi si presentano davanti agli occhi in continuazione, come un malcelato rimorso, con più orrore intellettuale che paura sensibile, incapace di distinguere quale il sogno quale la realtà, alterno almeno tre o quattro libri contemporaneamente nella speranza di individuare inconsciamente dei segni, stelle fisse che mi conducano fuori da questa tempesta.

Aria e acqua si scontrano, le posso sentire oltre i muri dell'appartamento, la rotta è compromessa, il morale a terra - anche il basilico mi deprime - eppure, continuo a ricordare uno sguardo e abbozzare poi un sorriso, ritrovare la felicità di annullarsi completamente in esso e dimenticare tutte le nostre miserie; le ombre.

Mi immergo fino al punto più profondo, dentro al nucleo di questa grande cellula vivente per cercare gli appaiamenti errati, le combinazioni mutate e riparare la trascrizione del messaggio, ma nulla sembra fuori posto - la mia conoscenza in tal senso è comunque ancora troppo limitata - cautamente all'inzio, poi con indifferenza, infine con disperazione, ammirai le doppie eliche della vita nella loro danza perfetta e finita e mi accorsi che niente dura in eterno.

Polvere e cenere alzate dal vento. Mi accingo a coricarmi. Esami al mio risveglio.


Canzone della buonanotte:
I Shall Be Released - nella versione di Jeff Buckley, Live at Sìn-è Legacy Edition

lunedì, settembre 10, 2007

Domenica di settembre

Mi sveglio tardi, colazione come promesso con Old Lee, poi lettura - oggi Capitano Alatriste di Arturo Pérez-Reverte - giusto per distogliere l'attenzione dalle dispense di chemio che in sti giorni mi sto sciroppando un po' in ogni momento libero. Verso le quattro inizia la serie di coincidenze meravigliose di questa domenica di settembre. Insomma, per farla breve, mi trovo a leggere le poesie di Abi per la prima volta in pubblico ad una maratona di musica e poesia contro la violenza insieme ai Disuniti e alla Lulla, il tutto in un parco di un ex ospedale psichiatrico. Belle le poesie, belle le canzoni e i cantautori, belle le bambine che offrivano i ciclamini e quelle che correvano spensierate, begli gli occhi della Stefania, da dove ho sentito provenire una sinfonia non appena abbiamo incrociato lo sguardo, con tutte le connessioni al momento giusto, bella la Matilda, un cane guida in libera uscita, bella Trieste alle quattro del mattino, quando mi hanno riaccompagnato a casa e ci è scappata una passeggiata notturna con molo annesso...

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.. Trieste dormi, el mar se movi apena
le stele brila, e le me fà sognar, e se stanote
ciapo una sirena, mi te la voio, domani a regalar...


Canzone per domani
Soleil - Richard Galliano, da New York Tango

lunedì, settembre 03, 2007

Ripartenze o quasi

Oggi mi tocca segare la serratura di casa che si è inceppata... che seccatura! Ieri ho dormito tutto il giorno eccetto per una corsetta de-faticante alla sera, sono quasi pronto per ripartire ala volta di Trieste con il mio bagaglio di pile ricaricate - speriamo di durare fino a giugno - mancano ancora alcuni tasselli di poco conto ma ci siamo.

Canzone del giorno:
Cherub Rock - Smashing Pumpkins, da Siamese Dream

venerdì, agosto 31, 2007

Summer end

Bel tramonto. Il mio ultimo giorno d'estate è stato un bel tramonto e niente più. Giornata in solitaria, poco cibo e quasi 8 Km di corsa...

...e superata la collina dietro i casali finalmente rivedo il suo sorriso; nella nebbia della semi-coscienza provocata dalla fatica e dal sudore che, salato, cola sugli occhi bruciati dal sole, ho trovato il suo sguardo in mezzo alle nuvole all'orizzonte, due piccoli sprazzi di cielo in cui la vita imprime continuamente il suo stupore...

Mi sono fermato giusto un attimo per rimirare ciò che non posso avere, ma continuo ad amare; senza esitazione ho ripreso la mia corsa, ho tracciato il percorso, al diavolo gli ostacoli e tutto il resto. Voglio indicare la strada, anziché descrivere il cammino, tanto domani sarò un altro uomo, ogni giorno è diverso.

Canzone per il giorno che sta per nascere:
Day is done - Nick Drake, da Five Leaves Left