Anna.
Direi che il suo nome sia Anna. Giovane, studentessa universitaria molto probabilmente, lettere e filosofia, o qualcosa così, magari viene dalla terra del sole a sud dell'Italia ma studia in qualche grigia città del nord.
Sta sempre al telefono, ogni tanto si lascia andare alla sonnolenza oppure si dedica agli appunti che si porta appresso. Veste un maglioncino a girocollo, diversi tipi di lana tra il rosa ed il violetto chiaro - intanto le città scorrono, il giorno lentamente cede il passo alla sera, e mentre intorno a noi volano i dadi e le carte da gioco una voce registrata annuncia il ritardo con cui sempre si arriva; le lenti scure, che prima coprivano le occhiate che lanciavo fugaci ai suoi seni e alle sue labbra carnose, con cura trovano spazio nel taschino della giacca, lasciando intravedere tutto il mio imbarazzato interesse - che lascia intendere forme generose e una dolcezza celata malamente sotto quell'espressione da dura e una quasi impercettibile aura di rame dietro il suo sguardo, come i capelli, naturalmente scuri e allo stesso tempo accesi da squarci di colore.
Ora i nostri occhi si incrociano, e sento di entrare più in profondità ad ogni contatto. Di colpo conosco ogni singolo atomo del suo essere.
Ride.
Do fondo a tutto il mio repertorio di battute carine e conigli dal cilindro, lei risponde compiacendosi anche oltre merito delle mie uscite, allo stesso tempo mi scruta e legge dentro di me. Ogni tanto mi sfida, giocando sulle imposizioni che ci legano ai nostri ruoli, e io mi lascio trasportare nelle pieghe dei suoi desideri, in quegli occhi, caldi e avvolgenti come una tazza di cacao bollente, che guardano dentro i miei, ci vedo un luogo migliore, finalmente libero, dove rivelare tutti i miei segreti più nascosti cantando stupide canzoni romantiche dal finale aperto.
Direi che il suo nome sia Anna. Giovane, studentessa universitaria molto probabilmente, lettere e filosofia, o qualcosa così, magari viene dalla terra del sole a sud dell'Italia ma studia in qualche grigia città del nord.
Sta sempre al telefono, ogni tanto si lascia andare alla sonnolenza oppure si dedica agli appunti che si porta appresso. Veste un maglioncino a girocollo, diversi tipi di lana tra il rosa ed il violetto chiaro - intanto le città scorrono, il giorno lentamente cede il passo alla sera, e mentre intorno a noi volano i dadi e le carte da gioco una voce registrata annuncia il ritardo con cui sempre si arriva; le lenti scure, che prima coprivano le occhiate che lanciavo fugaci ai suoi seni e alle sue labbra carnose, con cura trovano spazio nel taschino della giacca, lasciando intravedere tutto il mio imbarazzato interesse - che lascia intendere forme generose e una dolcezza celata malamente sotto quell'espressione da dura e una quasi impercettibile aura di rame dietro il suo sguardo, come i capelli, naturalmente scuri e allo stesso tempo accesi da squarci di colore.
Ora i nostri occhi si incrociano, e sento di entrare più in profondità ad ogni contatto. Di colpo conosco ogni singolo atomo del suo essere.
Ride.
Do fondo a tutto il mio repertorio di battute carine e conigli dal cilindro, lei risponde compiacendosi anche oltre merito delle mie uscite, allo stesso tempo mi scruta e legge dentro di me. Ogni tanto mi sfida, giocando sulle imposizioni che ci legano ai nostri ruoli, e io mi lascio trasportare nelle pieghe dei suoi desideri, in quegli occhi, caldi e avvolgenti come una tazza di cacao bollente, che guardano dentro i miei, ci vedo un luogo migliore, finalmente libero, dove rivelare tutti i miei segreti più nascosti cantando stupide canzoni romantiche dal finale aperto.
i needed that, yet another fantastic read. thx, you might have made my day:)
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