In questi giorni sto sperimentando continuamente diversi approcci alle situazioni conflittuali... l'agire contrapposto all'armonia, il controllo del'ambiente circostante all'autoconrollo. Ora, se da un lato l'importanza del buon senso e la capacità di lavorare all'interno di e in relazione ad un gruppo, mi appaiano sempre più il vero nocciolo delle relazioni (di lavoro), spesso la ricerca ossessiva della determinazione di Una verità, (magari la nostra), l'assunzione della logica e del principio di non contraddizione come baluardo su cui ergersi sono (stati) i veri motori del mio/nostro agire. Non so se sono ancora disposto a combattere contro i mulini a vento, per il puro appagamento di un ego logicissimo ma avulso dalla realtà pratica. L'arte della guerra insegna, dopotutto, che per il vero gueriero la suprema abilità consiste nel piegare la resistenza del nemico senza combattere, non combattere e vincere 100 battaglie.
Il punto è questo, qual'è l'utilità pratica di uno scontro? Qual'è la "finestra terapeutica" di una vittoria in uno scontro?
Non so, ho come la sensazione di aver sprecato tanto tempo prezioso dietro a contenziosi futili, o che comunque non hanno prodotto alcun riscontro pratico...
Il punto è questo, qual'è l'utilità pratica di uno scontro? Qual'è la "finestra terapeutica" di una vittoria in uno scontro?
Non so, ho come la sensazione di aver sprecato tanto tempo prezioso dietro a contenziosi futili, o che comunque non hanno prodotto alcun riscontro pratico...
In ogni caso, ieri è morto Maurice Béjart...
Canzone di passaggio:
Godchild - Miles Davis, da The Complete Birth of the Cool
Nessun commento:
Posta un commento