sabato, novembre 08, 2008

Desolation Row

Tutt'a un tratto in un innocente venerdì sera di cielo coperto mi vedo riflesso in una lampada blu, figura inquieta dalla faccia scabra con una maglia sdrucita, la barba incolta, accigliato, labbruto, occhiuto, capelluto, due mani, due braccia, un cuore e un sacco di idee per la testa... dovrei studiare, quante volte l'ho già scritto? E quante volte invece sono rimasto a contemplare tutto ciò che mi resta in una foto, e cantare tristi canzoni di tramonti sulle rocce, canzoni d'amore e d'altre storie mentre cammino per i vicoli di questa piccola città ingrata e masochista. Ho la scrivania piena di fogli d'appunti, il mac sempre acceso a ricordarmi la gioia nascosta nel cuore, algido disordine di carte ammucchiate, vestiti smessi e le lezioni di regia di Ejzenštejn; mi immagino momenti differenti, lontani, caduto in un angolo di tempo ad aspettare il suo arrivo, ci vuole un bel coraggio ad affrontare il proprio demone, qualunque esso sia, per favore metti un altro disco, puoi sentirmi adesso? Mi sto perdendo di nuovo nelle ombre.

Quante settimane sono passate? Come posso tornare al punto di partenza? Sono fuori dal teatro, e cerco l'ingresso dei camerini, ma la porta è chiusa dall'interno, ed io non ho la chiave, e non ricordo più come si sta su un palcoscenico, o dove siano i miei spartiti e mi chiedo: se osassi entrare, riuscirei mai a scendere da quel palco?

Non riuscire a fare le cose più semplici, aver dimenticato che ogni giorno è buono per voltare pagina ed essere migliore, cavolo darla vinta senza combattere, rinunciare a trovare una soluzione, e continuare a dormire vestito sperando che qualcosa, o qualcuno, ti rapisca e ti liberi dai tuoi problemi senza uscita, seduto ad una finestra guardare fuori l'acqua che cade copiosa dalle grondaie e gli schizzi intrappolati nella tela di un ragno bianco e solitario; immaginare che quegli agglomerati di idrogeno ed ossigeno dentro quella tela altro non siano che tutta la tua vita: le speranze e i sogni, come la pioggia, acquistano contorni definiti solo se costretti dentro una prigione sofisticatissima, fossi davvero libero, saresti perso dentro una delle innumerevoli pozzanghere senza importanza che si creano e distruggono in un attimo. Aver paura che quel ragno abbia costruito a sua tela con largo anticipo, sospettare nel profondo dell'animo che in realtà tutto ciò che desideri, le tue massime aspettative, ciò che ami e credi ti renda vivo, non ti appartengano minimamente; vedere, dentro i tuoi occhi lucidi, tutta l'assurdità, l'orrore dell'esistenza - d'un tratto ricordi a fatica i bombardamenti, gli aerei militari passare rapidi sopra la tua testa mentre scoprivi la speranza nascosto dentro una coperta, o fuggivi nel tuo bosco segreto a sbattere padelle contro padelle per non sentire i boati delle esplosioni oltre la collina - vedere le risate di quel bambino sbriciolarsi dentro la memoria e scivolare, insieme alla pioggia, via da quegli occhi delusi.

"Con stridio gli uccelli fuggono nel cielo nero, la gente tace, il sangue mi duole nell'attesa"
Meša Selimović

Nessun commento:

Posta un commento