Prendere parole in prestito, escludere la realtà di ciò che accade fuori dalle coperte, e cercare, elencandole, di descrivere tutte le storture, le delusioni e le crepe della vita che ti gira intorno.
- "Uno sciroppo per la tosse secca"-
Nel tentativo innaturale e incapace di sollevare i genitori dai loro fallimenti, nell'abbandono dei sogni in favore di ancore materiche, che invece di assicurare allontanano la capacità di orientarsi, nelle strade semi-deserte al mattino dopo la vigilia, dove abitatano le paranoie affette da bronchiti croniche fatte di lucette bruciate e storpi alberi sintetici, risiede la società dello spettacolo natalizio.
- "100 grammi di ortica"-
Sospendere le ostilità tra le passioni e il controllo razionale, almeno tentare l'armistizio della diplomazia emotiva, disdire le aspirazioni e caricare a testa bassa contro il moto impetuoso, accettare limiti e privazioni come opportunità, onorare le psicosi e le speranze di senso presenti in una tavola imbandita di bagatelle e datteri.
- "Come solo una scatola? di questi giorni lo dovete tenere, che ci si ha voglia"-
Nelle richieste fatte a voce sussurata, nell'imbarazzo dietro le parole "cistite", "scariche" o "lubrificante" si celano le voci e tutta l'umanità assetata della gente in coda nella farmacia di turno.
- "Senta, sono in emergenza, il latte in polvere ce l'ha?".
- "Senta, sono in emergenza, il latte in polvere ce l'ha?".
Necessità.
Riesci a far perdere il senso a qualcosa che pretende di avere un senso senza in realtà averlo sul serio.
RispondiEliminaLe tue parole sono libertà, un vortice di libertà.
Quel vuoto abissale dove la vita scalpita, impaziente.