Di ritorno dal mio piccolo viaggio di tarda estate. Apro il taccuino e riporto gli schizzi presi a memoria.
Lo nozze di Johnny e Misha, Praga con un tempo da lupi, l'amicizia e il tè, il jazz, le ore di viaggio in corriera, camminare solo con un buco nero nello stomaco.
Umore altalenante, nuove prospettive per i mesi futuri: il tentativo di non perdere le proprie basi e radici pur cambiando abitudini, pensieri e modi di fare. Inventarsi personaggi allo specchio, nuovi ogni mattina, e proseguire nella farsa per un giorno intero; la sera prima di lasciarsi cadere sul letto lavarsi le mani, la faccia e levarsi l'ultima maschera. Tentare di seguire i consigli, fingersi deciso, forte e sicuro, puntare alla vittoria finale, pianificare le proprie mosse, agire da stratega e pensare da poeta, puntare a giocarsi tutto e poi fallire. Provare a trasformarti nell'aspetto, ritoccare le fotografie e sostituire le idee, soffocare le indecisioni, ignorare la paura, le insicurezze, chiudere in un angolo dello stomaco, per lasciar sfogare la notte, in sogni agitati e gastrici, tutto ciò che di timido e patetico abita in te.
Ci risiamo penso, è di nuovo quel periodo dell'anno. Mi innamoro di ciò che (credo) non posso avere, mi struggo, mi convinco dell'impossibilità della felicità, della futilità di questo come di ogni altro tentativo a riguardo, prevedo l'imminente caduta nel vuoto mentre sguardi perplessi e spettrali vestono d'indifferenza gli occhi della donna che ignora brutalmente la mia pena, ferisce il mio cuore e fa sanguinare lo stomaco.
Tutto è materia e tutto è passaggio, i film di Almodovar in particolare. Le mie parole, declamate a sproposito, immaginate nel silenzio di un parcheggio deserto e senza luna, o tradotte in un post, svaniscono inutili, insieme alle attese disilluse, agli orecchini, ai silenzi e alle risate del bel sogno che è la donna che amo, lasciandosi dietro un sapore di malinconia.
Canzone
Piensa En Mi - Luz Casal, dalla colonnna sonora di Tacones Lejanos
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