Sono caduto in una falla, slegato dal tempo e dallo spazio, basta essere iscritto o non iscritto in una lista, la differenza che cambia la percezione dell'esistenza...
Un vento freddo mi scompiglia i capelli mentre attraverso via Costalunga, giusto al limite del guado con il fiume sotterraneo che non scorre nella città delle ombre bagnata dal mare, sono salito sul primo bus che ho trovato, convinto che in quanto anomalia, le regole della fisica della destinazione non sussistessero più... invece mi ritrovo a camminare, le ombre mi sommergono, e alberi secolari solleticano i riflessi ogni vola che abbasso lo sguardo; pioggia e nebbia, ancora, uscire dalla crepa è come tornare al mondo: inseguire la luce fuori dal tunnel fino alla vita: 2 cubetti di ghiaccio e via...
"...tralicci, interconnessioni, legami che uniscono e unioni che dividono, una vita in 4 dimensioni, dove far incrociare piani paralleli, cerchi nel grano e lunghe autostrade che scorrono lente fuori dal finestrino, in sostanza grandi potenziali gettati al vento, con cui far suonare armoniche di dolore e dare sfogo ad un grande arcobaleno dentro i suoi pensieri arruffati dentro vecchi container che vengono dall'est e riposano in stazioni di frontiera, giusto al limite tra il sole e la grande ombra, che confonde i matematici e i cartografi riverberando tutto ciò che non può venir spiegato né compreso e risiede in piani assenti dalle mappe stellari; grandi terrazze coltivate a vite, niente spazi dove poter correre, nessuna via d'uscita, giocare-tirare i dadi oppure passare la mano, lasciare la partita nuotando attraverso verdi bocce di plastica come pesci rossi troppo cresciuti, un campanile a cipolla il faro da seguire per riuscire ad oltrepassare la sottile linea gialla e bloccare la via che porta al collasso..."
Tutto per non pensare, tenere la mente occupata e produttiva, si dice, con molte nuove nozioni, teoremi e canzoni, sostenere venti esami e poco importa se non imparo nulla, ché per ogni neurone occupato e produttivo, ce n'è sempre uno che si libera per far spazio ai pensieri negativi, al passato che non riesco a ricordare, circondato da mille occasioni perdute e dal paradiso che, invece, non riesco a dimenticare. Oggi esco dalla crepa e tutto ritorna, ogni giorno uno deve affrontarsi e danzare col proprio demone, il mumundrai col quale tutti siamo nati e che abbiamo sconfitto nella prima battaglia per la sopravvivenza, ancora prigionieri del grembo, ma già chiamati a scegliere se voler combattere per poter vivere o alzare bandiera bianca e lasciarsi vivere dal nostro gemello oscuro figlio delle ombre del nostro cuore.
Il primo check point è stato superato, ma non provo sollievo, forse non ho ancora abbandonato del tutto la falla, e riempire il vuoto è di nuovo difficile, scappo, la risposta è davvero andare avanti, sempre? Cerco un punto fermo, su cui far perno, e non trovo che incertezza e melma, e un inudibile delirio di parole nella testa, le vedo materializzarsi in forma scritta, come fosse la scrittura il codice dei miei pensieri, e riversarsi ciclicamente su di me, parola dopo parola, dopo parola dopo parola; un grande vortice grigio inarrestabile e costante, accompagnato da un suono indefinito, un sordo rumore di fondo che vibra con le viscere delle ombre, il peso schiacciante di una mano feroce e inafferrabile.
Canzone che esce dalle crepe:
Fluff - Black Sabbath, da Sabbath Bloody Sabbath
Un vento freddo mi scompiglia i capelli mentre attraverso via Costalunga, giusto al limite del guado con il fiume sotterraneo che non scorre nella città delle ombre bagnata dal mare, sono salito sul primo bus che ho trovato, convinto che in quanto anomalia, le regole della fisica della destinazione non sussistessero più... invece mi ritrovo a camminare, le ombre mi sommergono, e alberi secolari solleticano i riflessi ogni vola che abbasso lo sguardo; pioggia e nebbia, ancora, uscire dalla crepa è come tornare al mondo: inseguire la luce fuori dal tunnel fino alla vita: 2 cubetti di ghiaccio e via...
"...tralicci, interconnessioni, legami che uniscono e unioni che dividono, una vita in 4 dimensioni, dove far incrociare piani paralleli, cerchi nel grano e lunghe autostrade che scorrono lente fuori dal finestrino, in sostanza grandi potenziali gettati al vento, con cui far suonare armoniche di dolore e dare sfogo ad un grande arcobaleno dentro i suoi pensieri arruffati dentro vecchi container che vengono dall'est e riposano in stazioni di frontiera, giusto al limite tra il sole e la grande ombra, che confonde i matematici e i cartografi riverberando tutto ciò che non può venir spiegato né compreso e risiede in piani assenti dalle mappe stellari; grandi terrazze coltivate a vite, niente spazi dove poter correre, nessuna via d'uscita, giocare-tirare i dadi oppure passare la mano, lasciare la partita nuotando attraverso verdi bocce di plastica come pesci rossi troppo cresciuti, un campanile a cipolla il faro da seguire per riuscire ad oltrepassare la sottile linea gialla e bloccare la via che porta al collasso..."
Tutto per non pensare, tenere la mente occupata e produttiva, si dice, con molte nuove nozioni, teoremi e canzoni, sostenere venti esami e poco importa se non imparo nulla, ché per ogni neurone occupato e produttivo, ce n'è sempre uno che si libera per far spazio ai pensieri negativi, al passato che non riesco a ricordare, circondato da mille occasioni perdute e dal paradiso che, invece, non riesco a dimenticare. Oggi esco dalla crepa e tutto ritorna, ogni giorno uno deve affrontarsi e danzare col proprio demone, il mumundrai col quale tutti siamo nati e che abbiamo sconfitto nella prima battaglia per la sopravvivenza, ancora prigionieri del grembo, ma già chiamati a scegliere se voler combattere per poter vivere o alzare bandiera bianca e lasciarsi vivere dal nostro gemello oscuro figlio delle ombre del nostro cuore.
Il primo check point è stato superato, ma non provo sollievo, forse non ho ancora abbandonato del tutto la falla, e riempire il vuoto è di nuovo difficile, scappo, la risposta è davvero andare avanti, sempre? Cerco un punto fermo, su cui far perno, e non trovo che incertezza e melma, e un inudibile delirio di parole nella testa, le vedo materializzarsi in forma scritta, come fosse la scrittura il codice dei miei pensieri, e riversarsi ciclicamente su di me, parola dopo parola, dopo parola dopo parola; un grande vortice grigio inarrestabile e costante, accompagnato da un suono indefinito, un sordo rumore di fondo che vibra con le viscere delle ombre, il peso schiacciante di una mano feroce e inafferrabile.
Canzone che esce dalle crepe:
Fluff - Black Sabbath, da Sabbath Bloody Sabbath
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