martedì, gennaio 15, 2008

Nebbia/Riverbero

In questa storia che è diventata tempo, inizio a credere di essere stato sconfitto in partenza, e di aver sognato una dolce, lucida utopia... Per prima la mia mente logicissima e stronza non mi concede futuro - e sia maledetta una volta di più, con tutto il suo carico di riflessioni sul senso di un sorriso, e il carico di una risata - Io tuttora non so cosa sia il tempo o quale sia la sua vera misura, ammesso che ne abbia una, ma se le ore trascorse in compagnia di un sogno hanno anche solo la stessa durata delle ore di veglia, mi sembra di stare viaggiando da sempre; come è facile credere al nostro desiderio, come sublime abbandonarsi alle realtà illusorie create da un singolo atto di volontà: "credo sia così, ergo dev'essere così"; e attraversiamo oceani, scaliamo montagne in compagnia di come vorremmo che fosse andata, forti e sicuri che tutto ci sia dovuto e di non aver nulla da temere. Dopo un po' però qualcosa o qualcuno ci fa vacillare, le porte scorrevoli tornano ad aprirsi e ci ritroviamo catapultati di nuovo nella realtà di partenza, ancora più triste e desolata di quando l'avevamo lasciata: colui che ha varcato tutti i mari, ha varcato soltanto la monotonia di se stesso.

E così seduto ad un pianoforte, stanco e senza forze (si ritorna stanchi da un sogno come da un viaggio reale), mi chiedo dove sono stato in questi giorni e dove sarò domani, se crederò ancora ai tre ragazzi immaginari, alle ore trascorse tra palline di polistirolo e pasta da modellare, se abbraccerò infine il riflesso che mi sorride nello specchio, danzando lentamente in un night mentre Chet Baker suona l'ultimo concerto, o cederò alla razionalità, e abbandonerò di nuovo ciò che ho appena ritrovato.

Canzone del dubbio
Canzone per Laura - Roberto Vecchioni, da Il Capolavoro



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